POLITICA

Spoltore, Pdl dice no al registro delle Unioni Civili

«Sosteniamo le famiglie e le fasce deboli»

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Spoltore, Pdl dice no al registro delle Unioni Civili




SPOLTORE. «Siamo assolutamente contrari a qualsiasi registro sul riconoscimento delle unioni civili».
E’ netta e non lascia dubbi di interpretazione Marina Febo, capogruppo del Pdl al Comune di Spoltore che spiega che il suo partito ha presentato una mozione che affermi come prioritario il sostegno del Comune di Spoltore «alle famiglie in difficoltà, alle nuove coppie e alle fasce svantaggiate della nostra comunità».
Il gruppo del Pd spoltorese aveva presentato nelle scorse settimane una mozione che chiede l'istituzione, nel Comune di Spoltore, del registro delle unioni civili.
«Si tratta solo di un'iniziativa prettamente ideologica, senza alcun valore giuridico e soprattutto non rispondente ad alcuna esigenza popolare della nostra comunità - continua Marina Febo. I bisogni reali dei cittadini sono altri e l'amministrazione dovrebbe saperli cogliere e ritenere prioritario, vista anche la grave crisi economica e di valori in atto, il sostegno alle famiglie, soprattutto quelle più svantaggiate per problemi economici o di salute, i giovani che vorrebbero costituirne una, i disoccupati, i disabili e gli anziani».
L'istituzione di un tale registro, oltre a essere «contraria alle norme fondamentali del nostro ordinamento», spiegano gli esponenti del Pdl, «rientra nella materia dei diritti e pertanto sottratta all'autonoma disponibilità degli enti territoriali. Sfruttare la maggioranza politica che amministra l'ente, qualunque essa sia, per assumere posizioni che a oggi non sono state ancora regolamentate nelle sedi competenti, appare come una forzatura della democrazia che intendiamo assolutamente scongiurare. Inoltre - continua la Febo - tenuto conto che le dette unioni sono prive di un riconoscimento giuridico, si potrebbe consentire in questo modo anche l'erogazione di fondi pubblici a coppie fittizie, costituite ad hoc per accedere a contributi comunali, senza poter contare su un adeguato meccanismo di controllo e vigilanza».
«Da parte nostra nessuna strumentalizzazione ideologica. Si tratta di un tema troppo importante e delicato, che vede confrontarsi visioni diverse sull'uomo e sulla società non inquadrabili necessariamente in visioni politiche definite. Pertanto riteniamo con forza che - conclude la Febo - come ha affermato chiaramente la Corte Costituzionale, questo dibattito debba essere svolto all'interno del Parlamento, assemblea democratica dove si confrontano le diverse vedute, e le nuove regolamentazioni debbano essere assunte in base a strumenti che assicurino il più alto livello di democraticità».