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Abruzzo/«Gay malati». Concia contro Ludovici: «me lo dica in faccia»

Frasi shock del consigliere comunale, dure reazioni

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Paola concia

Paola Concia




L’AQUILA. «Mi dica di persona che noi omosessuali siamo malati».
E' l'invito che la deputata del Pd, Anna Paola Concia, ha rivolto al consigliere comunale dell'Aquila Giuseppe Ludovici (Api) dopo le esternazioni fatte da quest'ultimo ad un quotidiano online locale, prima dell'approvazione da parte del Consiglio comunale - poi avvenuta - della delibera per il riconoscimento delle unioni civili e l'istituzione del relativo registro.
La delibera è passata con 19 voti a favore, due contrari: oltre a Ludovici anche Imprudente del Movimento per le autonomie.
L'omosessualità «esiste però non è legale, non è regolare, non è normale; l'uomo è nato per fare l'uomo, la donna per fare la donna» aveva detto il consigliere commentando un eventuale parere positivo dell'Aula. Oggi Concia dice: «Mentre il Comune dell'Aquila approva il registro delle unioni di fatto, simbolo di una città che sceglie di risorgere anche attraverso i diritti civili, un consigliere comunale dell'Api si permette di dire che noi omosessuali siamo malati. Invito questo signore a venire domani (oggi, ndr) alle 18 al comitato elettorale del Pd dell'Aquila, dove insieme ai Giovani democratici ed a Stefania Pezzopane farò un'iniziativa sui diritti, per dirmi se ha coraggio davanti a tutti che sono una malata».
Intanto Flavio Romani, presidente Arcigay plaude all’approvazione arrivata dal Consiglio ma bolla come «brutali» le dichiarazioni di Ludovici. «Di fronte a queste falsità e a parole così offensive e cariche di pregiudizio», continua Romani, «vogliamo esprimere la nostra solidarietà alle sorelle e ai fratelli gay, lesbiche e trans abruzzesi. Arcigay chiede alle istituzioni e alla società civile tutta di esprimere la loro vicinanza e di respingere coralmente l’odio. L’omofobia è una malattia contro la quale tutti dobbiamo lottare e coloro che la diffondono devono essere isolati in quanto costituiscono un pericolo per tutta la comunità».