POLITICA 2.0

Pdl Abruzzo si scanna su Facebook. Di Stefano contro consigliere: «gay o zerbino?»

Marco Di Domenico annuncia querele

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Il Post di Di Stefano

Il Post di Di Stefano

ABRUZZO. La rissa tra coinquilini di partito ormai è pubblica.

La partita si gioca sulle bacheche di Facebook, si ‘taggano’ i nemici, si minaccia di ‘togliere l’amicizia’ a chi ha sgarrato.
Politici d’Abruzzo sempre più tecnologici e se prima gli ‘scazzi’ tra alleati avvenivano nelle segrete stanze, adesso è tutto pubblico a beneficio dell’elettore (lettore) che fa il tifo o dissente, prende posizione o sta semplicemente a guardare per vedere come evolve la situazione.  Le risse via social network sono ormai all’ordine del giorno in tutto il mondo (tra vip e presunti tali): anche in regione ha preso piede questa nuova forma di sfogo catartico, se così si può dire. Ad insultarsi, però, a questo giro sono colleghi di partito.
Il senatore del Pdl Fabrizio Di Stefano mercoledì scorso ha scritto un messaggio di fuoco sul suo profilo Facebook dicendone di tutti i colori ad un «tale soggetto» (non viene mai fatto il nome).
Il bersaglio, però, si riconosce e replica a sua volta su Facebook. Chi era? Marco Di Domenico
consigliere comunale di Lanciano (Pdl).
Solo qualche ora prima che Di Stefano digitasse il suo sfogo via Facebook Di Domenico aveva inviato un comunicato stampa ai giornali per contestare la gestione del riordino delle Province in casa Pdl. Un caso che aveva fatto storcere il naso già ai consiglieri regionali Federica Chiavaroli e Lorenzo Sospiri che avevano addirittura minacciato di abbandonare il Popolo delle Libertà se i vertici romani non avessero richiamato all’ordine il senatore teatino, «impegnato più a difendere l’autonomia di Chieti che l’abolizione delle Province».
Così Di Stefano annuncia sulla sua bacheca che toglierà dalla lista dei suoi amici su Facebook il «tale soggetto» che nei mesi scorsi gli avrebbe fatto richieste pressanti perchè «quando ti sono amici ti tolgono la pelle per avere voti quando si candidano, incarichi, candidature e per carità di patria, mi fermo qui». Insomma il lettore ne ricava uno spaccato politico interessante, raccontato da uno dei diretti interessati, un Senatore della Repubblica. Nulla di nuovo o difficile da immaginare, in verità.
Sempre Di Stefano racconta che il soggetto in questione avrebbe «presidiato» (usa proprio questo verbo) la «mia segreteria pur di farmi da zerbino quando arrivavo. Se non avessi avuto dubbi sui suoi gusti sessuali poteva sorgermi la preoccupazione di una sua latente omosessualità. Ovviamente per chi conosce non ricambiata. Poi d’improvviso quando ho preferito a lui un candidato a sindaco da tutti ritenuto migliore, più affidabile, più competente, più serio, apriti cielo! Poi finalmente…è diventato un mio nemico….risultato: quanti amici ho recuperato. E soprattutto quanta serenità!. E come si dice in francese: mi sono tolto una grande rottira di co..ronarie».
Nei commenti Di Stefano rincara la dose e dice, parlando con un altro esponente del Pdl, (Vincenzo Cotellessa): «il mio commento non discosta di un'unghia dalla verità tanto quando usava piageria fino all'eccesso per ottenere, quanto per le continue richieste e le pretese che accampava che tu conosci bene perché spesso presente nelle nostre riunioni e mi confortavi in questo giudizio poi in disparte (specie quando si è trattato della candidatura a Sindaco di Lanciano).
Come detto del «tale soggetto» Di Stefano non fa mai il nome. Ma Di Domenico esce allo scoperto sulla propria bacheca.
«Si tratta di un post dal contenuto evidentemente falso e oltremodo offensivo della mia dignità personale e professionale, attraverso uso di un linguaggio ai limiti della volgarità!
Pertanto, valuterò l'opportunità di agire in sede legale a tutela della mia persona e della realtà di fatti, percorsi e comportamenti, ma al tempo stesso curerò che il post in questione (che ha alimentato vari commenti e valutazioni) venga eliminato da Facebook (e da Twitter), importante strumento di comunicazione anche Politica, in questo caso svilito da un uso improprio e scorretto».