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Zfu Pescara, Mascia spera nel ‘tesoretto’ di 6 milioni di euro

«Il tempo stringe, decisione sia tempestiva»

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Mascia e Chiodi
PESCARA. Vertice in Regione oggi sulla possibilità di rifinanziare la Zona Franca Urbana di Pescara.


L’idea è quella di utilizzare il ‘tesoretto’ dei 6 milioni di euro di fondi comunitari non spesi oggi a disposizione della stessa Regione Abruzzo e che potrebbe essere dirottato su tale iniziativa strategica per rendere possibile l’applicazione delle agevolazioni fiscali ‘de minimis’ per le micro e piccole imprese operanti nell’area individuata e caratterizzata da un forte grado di disagio socio-economico.
«Ovviamente le decisioni nel merito dovranno essere tempestive», ha spiegato il sindaco Luigi Albore Mascia, «visto che i tempi stringono ed entro il prossimo 4 dicembre il Decreto legge sul rifinanziamento delle Zone Franche Urbane verrà convertito in Legge, dunque prima di quella data dovremo riuscire a far reinserire anche Pescara tra i programmi rifinanziati, chiedendo anche il sostegno dei parlamentari abruzzesi per difendere Pescara in sede di riconversione del Decreto stesso».
La Legge Finanziaria del 2007 aveva previsto l’attivazione di agevolazioni fiscali e contributive per le cosiddette Zone Franche Urbane, 22 aree cittadine italiane caratterizzate da particolare disagio sociale, economico e occupazionale e con potenzialità di sviluppo inespresse. La Città di Pescara, e in particolare l’area situata a ovest del territorio comunale, era stata inserita tra le 22 Municipalità beneficiarie degli interventi di sgravio fiscale e contributivo, e questa circostanza aveva dato luogo a un gran fermento di iniziative imprenditoriali che si accingevano a partire all’interno della Zfu, fino a quando il Governo decise di non dare più seguito al programma citato per carenza di risorse finanziarie.
Tuttavia, con l’approvazione del Decreto Sviluppo avvenuta il 4 ottobre scorso, il Consiglio dei Ministri ha deliberato il rifinanziamento delle Zfu, limitatamente a quelle localizzate nelle Regioni interessate dal cosiddetto ‘Obiettivo Convergenza’ (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) che riguardano solo 12 Città sulle 22 inizialmente individuate.