POLTRONE IRREGOLARI

Rinnovo cda Aca, il Comune di Pescara impugna la delibera

«illegittima la procedura adottata»

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Ezio Di Cristoforo

Ezio Di Cristoforo

PESCARA. E’ stato depositato presso il Tribunale de L’Aquila l’atto di impugnazione della delibera di rinnovo del cda dell’Aca.

Lo scorso 3 agosto l’amministrazione comunale di Pescara non ha partecipato all’elezione del presidente dell’Aca (è stato riconfermato Ezio Di Cristoforo) ritenendo illegittima la procedura adottata, con l’anticipazione del voto rispetto a quello del bilancio consuntivo. Un éscamotage impiegato per evitare proprio la decadenza dello stesso presidente, ormai giunto al terzo esercizio finanziario.
«Dopo aver verbalizzato la posizione del Comune di Pescara», ricorda Mascia, «abbiamo lasciato l’assemblea, con i rappresentanti dei Comuni di Montesilvano, Cepagatti e Scafa, riservandoci sin dal primo momento di impugnare gli atti non appena sarebbero stati resi disponibili».
Lo scorso 29 ottobre l’avvocato Giovanni Di Bartolomeo ha inviato al Tribunale de L’Aquila, competente sulle controversie societarie, l’atto formale. Ma ben prima di questa impugnazione già nel 2008 si aprì un altro ‘caso’: infatti anche nel ricorso firmato dagli avvocati Matteo e Claudio Di Tonno, che rivendicano l’estromissione ‘abusiva’ di un membro del Cda nel 2004, si ritrova la tesi che conduce ad una sola conclusione: «con il rinnovo del Consiglio di amministrazione si è data la stura a gravi illegittimità che sconfinano in un comportamento improntato ad illiceità».

LE TAPPE
Nel fascicolo, l’avvocato del Comune di Pescara, ha sottolineato che lo Statuto dell’Aca prevede, all’articolo 15 che «i membri del Consiglio d’amministrazione restano in carica per il periodo stabilito dalla loro nomina e comunque non oltre tre esercizi, e scadono in concomitanza con l’approvazione del terzo esercizio e sono rieleggibili. In caso di dimissioni della maggioranza dei membri del Consiglio, decade l’intero Consiglio».
E ancora «se nel corso dell’esercizio vengono a mancare per rinuncia o per altra causa, prima della scadenza del mandato, la metà o più della metà degli amministratori in carica, decade ugualmente l’intero Consiglio».
Nell’assemblea del 6 novembre 2008, approvato il bilancio per l’esercizio 2007, si provvedeva alla nomina del Consiglio d’amministrazione di tre membri, ossia Ezio Di Cristoforo, Giuseppe Di Michele e Bruno Catena: il Cda aveva la durata dei tre esercizi successivi, dunque il Consiglio sarebbe venuto a scadenza in occasione dell’approvazione del bilancio 2010.
Nel 2009, tuttavia, il consigliere Catena si è dimesso, e l’assemblea ordinaria ha provveduto, il 19 luglio 2010, alla sua sostituzione con l’avvocato Concetta Di Luzio, senza tuttavia determinarne la durata di mandato.

A LUGLIO LA NUOVA CONVOCAZIONE
Nel corso dell’esercizio 2011 non sono state adottate decisioni in merito al rinnovo delle cariche fino a quanto il presidente del Cda dell’Aca, ha convocato l’assemblea ordinaria di Aca Spa per il 30 luglio in prima convocazione e per il 3 agosto in seconda convocazione per deliberare, tra l’altro, sul Piano industriale, nomina componente del Cda, e, al sesto punto, nomina del presidente del Consiglio d’Amministrazione. L’assemblea, in quella sede, dopo aver respinto la richiesta di rinvio di tutti i punti in discussione, tranne il bilancio consuntivo e preventivo, ha deliberato il rinvio ad altra seduta della decisione inerente la nomina di un solo componente del Cda, fermo restando gli sviluppi normativi sulla Spending Review, e ha deliberato la nomina del presidente del Cda Ezio Di Cristoforo per un triennio, dunque sino all’approvazione del bilancio 2014.
«Come abbiamo detto sin dal primo momento, tale deliberazione è chiaramente illegittima», va avanti Mascia, «innanzitutto l’assemblea ordinaria è stata chiamata a pronunciarsi separatamente prima sul rinnovo di un solo componente del Cda e quindi sulla nomina del Presidente, e invece, in occasione dell’approvazione del bilancio 2011, sarebbe stato necessario rinnovare l’intero Consiglio d’amministrazione dell’Aca. Tale condizione è implicita nella scelta operata nel 2010 quando, dimessosi Catena e sostituito con l’avvocato Di Luzio, si è scelto di non determinare la durata dell’incarico dell’ultimo membro, la cui scadenza sarebbe stata coincidente con quella residua degli altri due componenti del Cda.
«Dunque – ha proseguito il sindaco Albore Mascia – lo scorso 3 agosto l’Assemblea ordinaria avrebbe dovuto procedere alla nomina dell’intero Consiglio d’amministrazione perché il Presidente e uno dei componenti erano cessati per scadenza del mandato originario».

«VIOLAZIONE SPENDING REVIEW»
Ma la delibera sarebbe nulla anche per violazione della normativa della Spending Review: «la maggioranza del Cda, ovvero Di Cristoforo e Di Michele, erano comunque in scadenza di mandato, dunque per procedere al rinnovo occorreva obbligatoriamente applicare la normativa introdotta dalla legge 135, che, in nome del risparmio della spesa per gli Enti pubblici, prescrive che i Consigli d’amministrazione delle società a capitale pubblico o a totale partecipazione pubblica, composti da tre membri, vedano la partecipazione ‘di due dipendenti dell’amministrazione titolare della partecipazione o scelti d’intesa tra le amministrazioni’, dipendenti che hanno l’obbligo di riversare i relativi compensi assembleari all’amministrazione».
L’amministrazione comunale ha dunque impugnato l’atto dinanzi al Tribunale de L’Aquila, inoltrando peraltro anche istanza di sospensione della delibera stessa.
Intanto in questi giorni l’Aca sta scegliendo il suo direttore generale, anche con precedenti penali va bene. 

ANCHE CODICI HA PRESENTATO ESPOSTO
Anche l’associazione Codici, così come annunciato nelle scorse settimane  ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica