«Risorse certe per il rilancio in Val Vibrata»

Il presidente dell’Unione Comuni Val Vibrata torna a chiedere certezze per il territorio

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NERETO. Non si accontenta di promesse, né di un piano di rilancio già annunciato.

Il presidente dell’Unione dei Comuni della Val Vibrata, Umberto D’Annuntiis torna a chiedere misure certe per l’economia del territorio.
Giorni fa si è tenuto il tavolo di presentazione del piano di rilancio che ha visto l’intervento, tra gli altri, del presidente, Gianni Chiodi e del presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra.
Il piano, che si è avvalso del contributo tecnico di Abruzzo Sviluppo e di quello istituzionale della Regione Abruzzo, prevede lo stanziamento di oltre 27 milioni di euro di cui 10 milioni di opere pubbliche strategiche e oltre 17 milioni di euro di interventi per il sistema impresa della Vibrata. Chiodi ha precisato che i finanziamenti saranno assegnati al territorio in base a criteri di premialità che premieranno i progetti più meritevoli.
Anche se le premesse sono buone il presidente D’Annuntiis ha rimarcato alcuni aspetti.
I sindaci della Val Vibrata sono stati portati a conoscenza del piano solo 5 giorni prima della presentazione, ha detto D’Annuntiis, e perciò è mancato il coinvolgimento delle istituzioni nella stesura di un piano strategico che tende a rivitalizzare il sistema imprenditoriale locale.
Per quanto riguarda i criteri di premialità e qualità progettuale ed i finanziamenti attraverso risorse Fas o contratti di sviluppo, D’Annuntiis si è mostrato favorevole, a patto che queste regole valgano per tutti i territori. Non è accettabile, secondo il presidente, che «per alcune aree ed opere come la Valle Peligna, la cabinovia Prati di Tivo, il porto di Giulianova, il fiume Vomano, il centro storico di Teramo, ci siano già risorse certe e prenotate, mentre la Val Vibrata che costituisce il 42 % del Pil provinciale venga ignorata».
«Chiediamo che le municipalità vengano coinvolte», ha detto D’Annuntiis, «vogliamo risorse certe da destinare al rilancio di attività produttive ed occupazione, infrastrutture e messa in sicurezza del territorio. Se ciò non accade non ci si meravigli se i cittadini della Val Vibrata cominciano ad ipotizzare iniziative che sfociano nella modifica dei confini provinciali e regionali».