POLITICA

Di Paolo contro Di Primio: «mi ha fatto pena tutto solo a Roma»

Oggi l’ennesima risposta “politica” allo scontro al vertice della maggioranza al Comune di Cieti

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Bruno Di Paolo

Bruno Di Paolo

CHIETI. E’ rimasto deluso chi si aspettava scintille da Bruno Di Paolo, il leader di Giustizia sociale defenestrato dalla Giunta comunale di Chieti e quindi non più vicesindaco.

La risposta al sindaco Umberto Di Primio, che lo aveva accusato di scorrettezza e di clientelismo sfrenato, è stata pacata nei toni ma politicamente ha assunto sfumature molto pesanti. Di fatto l’atteggiamento è stato quello di non maramaldeggiare contro un sindaco rimasto solo, senza maggioranza e senza i suoi amici del Pdl.
«Mi ha fatto quasi pena lì a Roma, solo davanti a Palazzo Chigi con il cartello contro la possibilità di scippo della provincia – ha commentato Di Paolo – solo 15 giorni fa aveva ringraziato il Pdl per la difesa di Chieti, poi al Cal (il comitato per le autonomie locali) è rimasto solo. In quella riunione, invece di autocelebrarsi, doveva andarsene e dire lì: signori, noi abbiamo i requisiti, di che stiamo parlando?»
 Ma quello che Di Paolo soprattutto sottolinea è che il suo licenziamento da vice sindaco configura quasi una «truffa politica»: «Il sindaco ha preso i voti dal mio partito assicurando che ci sarebbe stata la carica di vice sindaco – chiosa il leader di Giustizia sociale - i voti li ha presi, la carica è stata annullata».
 E tutte le accuse per le promesse dei posti di lavoro?
«Non è vero niente – spiega Di Paolo – l’accusa è che avrei spedito sms al personale, ma l’ho fatto solo per informarli delle possibilità che c’erano concorsi in atto. Ma l’unico concorso a tempo indeterminato concluso al Comune ha visto vincitori candidati non di Chieti. Ma si guarda alla pagliuzza degli altri e non alle travi proprie».
 E via di seguito con le spese eccessive per lo staff del sindaco (ben 135.186 euro per sei addetti di cui tre per l’ufficio stampa) o per il numero dei dirigenti del Comune che sarebbe sproporzionato (8 dirigenti a fronte di 1 solo dirigente nell’ufficio appena creato per tutto il Centro sud dall’unione dei Monopoli di stato con l’Ispettorato delle Dogane).
«Falso pure che avrei denigrato il personale – conclude Di Paolo – ho detto solo che gli impiegati bravi lavorano il doppio per sopperire a quelli meno diligenti».
 Al di là di queste diatribe spicciole, siete usciti dalla maggioranza o no?
«Siamo usciti dalla maggioranza, ma non siamo andati con l’opposizione. Voteremo sì o no sui singoli atti secondo la loro natura. Siamo amareggiati e delusi da questo comportamento del sindaco, ma non ce la sentiamo di sparare sulla Croce rossa».
Sebastiano Calella