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Di Primio furioso con Di Paolo: «chiedo scusa ai cittadini, dovevo cacciarlo prima»

«Prometteva posti di lavoro, speculando sui bisognosi»

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Di Primio furioso con Di Paolo: «chiedo scusa ai cittadini, dovevo cacciarlo prima»
CHIETI. Parole di fuoco, attacchi pesantissimi: e un’unica certezza che ruota da giorni nella testa del sindaco.

«Avrei dovuto cacciarlo prima». Nel mirino del primo cittadino è finito Bruno Di Paolo al quale è stata sfilata non solo  la delega da vice sindaco ma anche quella di assessore. In una affollata conferenza stampa (c’erano gli assessori,  i consiglieri capigruppo di maggioranza e consiglieri presidenti di Commissione), il sindaco si è sfogato lanciando accuse pesantissime: «prometteva posti di lavoro», «ha speculato sui bisognosi», «fa solo becero populismo».
Lo scontro politico a Chieti si infiamma come da tempo non avveniva ma questa volta le schermaglie non sono tra centrodestra e centrosinistra ma tutte interne  alla maggioranza.
«Nessuno, tanto meno Di Paolo, può permettersi di minacciarmi per ciò che dico – ha esordito il sindaco durante la conferenza stampa – io posso difendere le mie opinioni, le mie idee e le mie scelte in ogni dove, e contro chiunque».
Il motivo della revoca, ha chiarito il primo cittadino, «è la conseguenza diretta di reiterati atti e dichiarazioni, mai concordate con me, né con la maggioranza, susseguitesi nel corso dei due anni e mezzo di amministrazione». Dunque un malessere che covava da tempo e che probabilmente nelle ultime settimane si è solo acuito.
«Chiedo scusa ai cittadini – ha proseguito il sindaco - per aver ritardato questa mia scelta che, alla luce di quanto avvenuto, doveva essere compiuta da più di un anno, ma che si è resa non più procrastinabile già nel corso dell’ultima riunione di maggioranza».
Lunedì scorso, infatti, il sindaco aveva registrato quella che definisce «l’unanime sfiducia» nei confronti di Di Paolo da parte di tutte le componenti politiche del centrodestra.

TUTTE LE AZIONI CONTESTATE
Di Primio sostiene che avrebbe dovuto agire quando Di Paolo, all’epoca ancora assessore al Personale, marchiò (sparando nel mucchio) i dipendenti comunali e i dirigenti come «incapaci e dilettanti»: «li ha scherniti», ha ricordato il sindaco, «con populistiche esternazioni a mezzo stampa piuttosto che agire utilizzando la sua delega. Esternazioni, queste, che riutilizzò anche nei confronti dei rappresentati sindacali».
In occasione della revoca della delega al personale, il sindaco racconta che proprio l’ex vice sindaco riconobbe che considerazioni di carattere politico «era opportuno sempre prima concordarle con me, considerato che l'indirizzo politico della giunta e dell'amministrazione sono io a darlo e nessun altro ma, ahimè, quell’impegno è durato poco».
«Chiedo scusa ai cittadini», ha continuato Di Primio, «per non averlo cacciato quando a causa delle sue inadempienze amministrative siamo stati costretti ad annullare i concorsi che, se fossero stati portati a compimento, avrebbero consentito al Comune di assumere figure professionali indispensabili di cui oggi, a causa dei provvedimenti sanciti dalla spending review, dobbiamo fare a meno o, ancora, quando inviava sms ai cittadini con i quali si metteva (giustamente ma inopportunamente) a disposizione per informazioni sugli imminenti concorsi o quando ha effettuato la scelta di assegnare certo personale a taluni uffici, piuttosto che ad altri».
«Avrei dovuto mandarlo via», ha detto ancora il sindaco, «per le sue ondivaghe scelte politiche alle ultime consultazioni elettorali e per il non volermi dichiarare se il suo movimento, nei prossimi appuntamenti elettorali, regione prima e comunali poi, ha intenzione di stare con il centrodestra o il centrosinistra».
«Avrei dovuto cacciarlo, mi scuso con i cittadini per non averlo fatto prima, quando Di Paolo ha attaccato, come al solito a mezzo stampa, l’operato dell’Azienda Teateservizi, accusando implicitamente di inadempienze il suo collega di giunta Marco D’Ingiullo e, quindi, ancora una volta, alzando il tiro contro l’amministrazione di cui faceva parte.

«PROMETTEVA POSTI DI LAVORO»
 «Avrei dovuto cacciarlo»,ennesimo motivo snocciolato dal sindaco, «quando i cittadini, fiduciosi, si rivolgevano a me per chiedermi contezza di un posto di lavoro che lui, stanziale lungo Corso Marrucino, andava promettendo: peccato non l’abbia mai visto accanto a me e ai lavoratori della Burgo o della Sixty».
E poi l’affondo più duro: «desidero che i cittadini capiscano che Di Paolo, fino ad ora e forse anche nel suo pregresso, si è contraddistinto solo per il suo becero populismo, senza fare alcunché per amministrare, speculando, oltretutto, sui più bisognosi. Spinto dal suo ego ed appellandomi come “il peggior sindaco che ha avuto la città di Chieti” non solo ha offeso tutti gli elettori che ci hanno votato ma soprattutto coloro i quali lo hanno eletto in virtù di un accordo politico con il sottoscritto. Dire, inoltre, che “passo, da anni, ogni mese all’incasso” è una offesa che non lascerò correre, soprattutto perché ho svolto il mio mandato di consigliere, assessore, vicesindaco con grande dedizione, impegno e rispetto per la mia città, cosa invece che lui non ha fatto. Io per la mia cittá ho lavorato e continuo a lavorare. Altri la usano per intessi politici e di parte».

L’ULTIMA GOCCIA
Ma l’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso più che colpo è stata l’ultima iniziativa dell’ex vice sindaco ovvero la richiesta di riduzione degli emolumenti per gli assessori di Chieti: «proprio lui ha fatto il moralizzatore dei costi della politica, considerato che da consigliere regionale ha potuto contare su uno stipendio annuo di 104.000 euro (il sindaco di Chieti ha un emolumento di circa 2.800 euro netti al mese), su altri benefit legati alla carica che i comuni mortali a volte neppure immaginano, uno su tutti il vitalizio regionale che prenderà cumulandolo alla pensione al raggiungimento dei sessantacinque anni, nonché sulla possibilità di fare nomine in enti e consorzi.

«VOLEVO TAGLIARE GLI STIPENDI E MI HANNO CACCIATO»
Ma Di Paolo sostiene che quella di Di Primio sia stata una vera e propria vendetta: «mi hanno stato fatto fuori perchè mi sono dimezzato l'indennità. Cosa che non hanno fatto gli altri e che non ha fatto lui»
«Tutti i consiglieri comunali mi si sono rivoltati contro quando a parole dicevano che era giusto tagliare i costi della politica. L'altra sera, nel corso della riunione di maggioranza, mi hanno messo sulla graticola e alla fine hanno cercato anche di comprare il mio silenzio. Mi hanno detto infatti che mi avrebbero lasciato stare se avessi chiuso la mia battaglia per tagliare i costi della politica e se mi fossi scusato con loro. Ho risposto che non cedo né ai ricatti politici né alle offerte ».
Di Paolo si dice comunque soddisfatto di non essere più il vice di Di Primio perché «mi toccava difendere l’indifendibile».

 

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