IL CASO

Angelucci: «togliere al procuratore Di Nicola la cittadinanza onoraria di Francavilla»

L’ex sindaco reagisce contro le critiche espresse in Tv alla realizzazione del porto

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Di Nicola e Di Quinzio

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FRANCAVILLA AL MARE. «Visto che in una trasmissione Tv il procuratore Enrico Di Nicola ha parlato male di alcune opere in via di realizzazione a Francavilla arrecando un notevole danno all’immagine della città, non sarebbe il caso di revocargli la cittadinanza onoraria?»
Firmato: Roberto Angelucci, ex sindaco ed attualmente consigliere comunale.
Va in onda il Consiglio comunale di Francavilla al mare. Qui il 30 ottobre sarà discussa questa interrogazione dell’ex sindaco che illustrerà i motivi che lo hanno spinto a chiedere la “punizione” dell’ex procuratore della Repubblica di Bologna e di Pescara, nominato a suo tempo dall’amministrazione Di Quinzio «consulente per i problemi della trasparenza e della legalità dell’azione amministrativa».
Un incarico svolto a titolo completamente gratuito e resosi necessario, secondo quanto si legge nella delibera di nomina, visto che «la materia degli appalti pubblici è quella più soggetta a fenomeni di inquinamento criminale».
Per questo l’amministrazione Di Quinzio affidò all’ex procuratore in pensione «il coordinamento conoscitivo, informativo ed operativo dei flussi finanziari, delle operazioni sospette e degli accordi contrattuali anche a tutela del lavoro».
Un’attività che fu poi consacrata con l’attribuzione della cittadinanza onoraria di Francavilla che ora Angelucci vuole revocare come se la legalità e la trasparenza non fossero valori da tutelare.
L’iniziativa dell’ex sindaco è legata al fatto che nella sua attività il procuratore Di Nicola si è imbattuto nella vicenda del porto, tanto caro ad Angelucci che ancora oggi chiede il completamento di quei lavori.
In realtà la storia di questa incompiuta, riportata alla luce a livello nazionale nella trasmissione tv “Codice a barre” proprio per l’intervento di Di Nicola (ospite in studio), e dopo aver rilasciato una lunga intervista a PrimaDaNoi.it, è anche la storia di un modo di amministrare che allo stato dei fatti è stato sanzionato anche dalla procura della Repubblica di Chieti con il sequestro dell’area, il blocco dei lavori e la scoperta della presenza di materiali inquinanti molto pericolosi. Senza entrare nel merito delle contestazioni al porto che vennero ad Angelucci anche dalla sua maggioranza di allora (la critica era al bando per l’appalto di un solo lotto non funzionale), il blocco di questo lavoro è stato causato anche dall’approssimazione con cui la vicenda è stata portata avanti.
Angelucci però chiaramente imputa i recenti attacchi di Di Nicola a presunti interessi privati o acredine che si sarebbe sedimentata nel tempo. In un’altra recente conferenza stampa Angelucci aveva gettato anche ombre sulle analisi dell’Arta e su una presunta guerra interna tra l’agenzia di Pescara e quella di Chieti.
Manovre, presunti interessi occulti, politica e chissà cos’altro fanno di questa storia intricata una storia difficile da dipanare mentre sono chiarissimi i suoi effetti.
Uno dei passaggi cruciali della poca accortezza amministrativa forse riguarda proprio quella richiesta al Ministero dell’Ambiente di inserire tra i siti inquinati il fiume scelto per il porto da costruire, il tutto per ottenere i fondi per la riqualificazione della zona. Poi però incuranti del fatto che il disinquinamento non era stato effettuato si procedette comunque all’appalto ed all’inizio dei lavori, con il conseguente blocco a pilastri già innalzati.
In città però la cosa ha fatto scalpore e si attende il voto del Consiglio. Si spera che non sia un voto contro la libertà di critica (documentata) e la legalità.


Sebastiano Calella