IL CASO

Abbattimento Palazzo Sirena. Ecco i motivi per dire no

Stefano Di Renzo lancia il manifesto per salvare la struttura

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Abbattimento Palazzo Sirena. Ecco i motivi per dire no

Vecchia immagine della Sirena

FRANCAVILLA AL MARE. Sono tanti i motivi per dire no all’abbattimento di Palazzo Sirena a Francavilla al Mare. Il più importante, forse, è la memoria storica.

Lo pensa il capogruppo di dei “Democratici per Francavilla”, Stefano Di Renzo che ha lanciato un manifesto da sottoscrivere, per salvare la struttura.
Sul luogo simbolo della città piovono da tempo diversi progetti.
Il sindaco, Antonio Luciani, ha parlato della possibilità di una demolizione parziale a vantaggio di una valorizzazione della piazza.
Nei giorni scorsi Di Renzo ha interrogato la sovrintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Regione Abruzzo circa la possibilità di vincoli artistici, storici, archeologici o etnoantropologici sulla struttura, tali da impedire il suo abbattimento.
Anche i cittadini hanno dato vita ad una pagina dedicata su Facebook “Salviamo Palazzo Sirena” per richiamare l’attenzione sul problema.
L'edificio Sirena non può essere abbattuto -è il pensiero di Di Renzo- perché è espressione dell’architettura razionalista, di un movimento architettonico che ha lasciato il segno non solo a livello nazionale ma internazionale, ed ha rappresentato l’ultimo momento culturale per l’architettura italiana prima dell’avvento dei palazzinari.
C’è poi l’identità storica e culturale: una città è bella se è leggibile cioè se è capace di produrre significati, generare ricordi divenendo racconto. Demolire una parte di questa storia vuol dire togliere identità alla città stessa.

Il terzo punto da non sottovalutare, secondo il capogruppo, è il coinvolgimento dei cittadini in scelte urbanistiche di questa portata. «L’amministrazione ha la facoltà, e il dovere, di coinvolgere la gente sulle scelte che riguardano i propri edifici simbolo», ha sottolineato, «in tutti i paesi europei si fa ricorso a concorsi di architettura per compiti di tale portata. L'incarico fiduciario, affidato al di là della indubbia professionalità, è stata un'occasione persa in tale senso (il riferimento è all’ incarico per la progettazione e ristrutturazione dell’opera affidato all’architetto Marcello Borrone). Così come la qualità dello spazio urbano non può prescindere dall’aspetto estetico, e una “città bella” si ottiene soprattutto con il confronto».
E ancora, secondo Di Renzo, distruggere il proprio patrimonio, se non artistico, certamente storico, cancella una parte di noi stessi, quella legata ai ricordi e alla storia di tutti noi che, in quell’edificio, ci siamo dati appuntamento, o conosciuti, o salutati. si può conservare l'involucro e ridefinire gli spazi, facendo convivere l’estetica con la funzionalità energetica e gestionale.
C’è poi la questione dei costi di gestione. Secondo quanto dichiarato dal sindaco «essi sarebbero di molto inferiori (se parte della struttura fosse demolita)»; secondo Di Renzo, invece, «i costi d'adeguamento di una struttura esistente sono, forse, più elevati, ma quando si valutano le alternative, in ottica costi-benefici, la conservazione della memoria storica ha un valore decisamente superiore. Andrebbe oltretutto spiegato come si possano dirottare per un’opera di demolizione, fondi statali destinati ad un adeguamento strutturale».
«Sperare di far nascere un teatro dal nulla è solo utopia», ha concluso Di Renzo, «non sempre la scelta più vantaggiosa è quella giusta. L'atteggiamento distruttivo è tipico di una cultura storica che nulla ha a che fare con la democrazia; distruggere significa rinunciare al confronto. E’ l’antidemocrazia».
m.b.