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Riordino Province, verso la chiusura della prima fase

Pronti ricorsi, non solo in Abruzzo

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Valter Catarra

Valter Catarra

ABRUZZO. Si concluderà questa settimana la prima fase del processo di riordino delle Province.

Entro la giornata di domani i Consigli delle Autonomie Locali voteranno le prime ipotesi di riordino da consegnare alle Regioni, cui spetterà entro il 25 ottobre di chiudere la proposta definitiva da inviare al Governo. In Abruzzo il voto è già avvenuto e il Cal ha promosso una soluzione che non mette tutti d’accordo e fa ancora discutere: Teramo accorpata a L’Aquila (con L’Aquila capoluogo) e Chieti accorpata a Pescara (con Pescara capoluogo).
Il presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, ha annunciato che presenterà un ricorso e contesta il fatto che il Teramano non sia stato adeguatamente salvaguardato.
A Chieti, invece, è nato il comitato per la difesa della città  e si contesta l’intromissione di «poteri forti» e «lobbies» che avrebbero fatto fare uno scatto in avanti a Pescara che secondo le direttive del Governo non avrebbe nemmeno i numeri per sopravvivere.
Così l'iter in Abruzzo, come in tutta Italia, è in affanno.
E non c’è solo il ricorso del presidente Catarra. Il riordino, che dovrebbe sopprimere 64 Province, di cui circa la metà risorgerebbero sotto altre spoglie, è messo in discussione in tutta la penisola da un fronte contenzioso aperto da 17 amministrazioni locali, tra Province e Regioni.
Confesercenti suggerisce che per evitare l'ennesimo pasticcio, sarebbe meglio procedere a un'abolizione in toto delle Province, il cui disavanzo di circa 500 milioni di euro corrisponde al 12% del disavanzo complessivo delle amministrazioni locali. 


Facendo salvi i livelli occupazionali e ridistribuendo personale e funzioni svolte tra comuni e Regioni, l'abolizione delle Province porterebbe a un risparmio di spesa immediato stimabile in 4,5 miliardi, concentrato nel taglio degli stipendi dei 3.853 politici, che costano 434 milioni di euro (in media 115mila euro ciascuno), nel comparto dei consumi intermedi e, indirettamente, nei drastici tagli ai 1.045 organismi partecipati dalle province. Altri ingenti risparmi si potrebbero realizzare attraverso un graduale riassorbimento dei 63.000 dipendenti provinciali, che attualmente pesano per 2,3 miliardi annui, nella pubblica amministrazione, per mezzo del blocco del turnover e di mancate o ridotte nuove assunzioni. Intanto domani alle ore 14.30, la commissione Affari Costituzionali della Camera svolgerà il seguito dell'audizione del ministro per la Pubblica amministrazione e per la semplificazione, Filippo Patroni Griffi, proprio sul riordino.
«Il processo di riordino delle Province e delle Città metropolitane - commenta il presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione - è ormai avviato, nonostante, come ovvio, le difficoltà e le resistenze che sono emerse nei territori». I consiglieri provinciali sono intanto passati da circa 4.000 nel 2010 a 2.700. Gli assessori, dai 1.700 circa dello stesso anno, sono oggi 773, rende noto Castiglione. «Le Province - aggiunge - hanno avviato un percorso virtuoso di tagli sia rispetto al numero di assessori e consiglieri che in quanto agli emolumenti dei politici. Aspettiamo di vedere cosa deciderà nel prossimo Cdm il Governo Monti sui costi della politica locale».