PRG

Atri, il piano regolatore che infiamma e preoccupa

Dopo quasi un mese dall’approvazione dello strumento urbanistico non si placa la polemica

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2618

Atri, il piano regolatore che infiamma e preoccupa
ATRI. Il piano regolatore di Atri è stato approvato lo scorso agosto. Ma la polemica non accenna a placarsi.

 Le critiche riguardano non solo i contenuti dello strumento urbanistico ma le modalità con cui è stato adottato.
La Destra Atri è intervenuta, «visto l’imbarazzante e irriguardoso silenzio di quest’amministrazione verso le proteste di alcuni gruppi politici, interrotto solo dalle solite autoglorificazioni e accuse di strumentalizzazione».

LE PRESUNTE ANOMALIE
Lo scorso agosto il Consiglio comunale di Atri ha approvato, in seconda convocazione, tre nuovi strumenti urbanistici: il piano regolatore, quello del centro storico e quello agricolo.
Presenti al voto un consigliere ed un assessore che fino a dieci giorni prima, sempre in consiglio comunale, si erano dichiarati incompatibili.
 «Appare strano che due consiglieri di maggioranza e uno di minoranza, che nei Consigli comunali precedenti si erano dichiarati incompatibili a votare il piano, nell'assise del 24 agosto abbiano cambiato la loro dichiarazione e, come per incanto, siano diventati compatibili», è stata l’osservazione del Pd ed anche de La Destra.
C’è poi un altro aspetto interessante, sottolinea Roberto Marchione de La Destra: un grido di dissenso al piano si è levato anche dalle fila della maggioranza. In particolare da Angela De Lauretis e Maurizio Di Quirico che hanno invocato un maggiore confronto.
A tutto questo bisogna aggiungere i problemi legali che potrebbero derivare dati i tanti vizi rilevati nell’iter di approvazione, secondo Marchione. «Innanzitutto non è stata pubblicata all’albo pretorio l’integrazione dell’ordine del giorno riguardante l’integrazione delle proprietà immobiliari di un consigliere», ha detto, «inoltre, la seduta è stata convocata come “urgente” (e secondo La Destra, tra l’altro, non ve n’erano i presupposti in quanto da regolamento del Consiglio comunale, “Il Consiglio è convocato d’urgenza quando sussistono motivi rilevanti ed indilazionabili che rendono necessaria l’adunanza”) e invece si è deliberato come se fosse un Consiglio ordinario, senza che tra l’altro ci fossero stati i necessari tempi di pubblicazione all’albo pretorio».

I CONTENUTI
Roberto Marchione ha sollevato dubbi anche sui contenuti del piano definendolo «un vero e proprio obbrobrio condito inoltre da vari vizi procedurali che rischiano di rendere invalido tutto e far subire ricorsi al Comune di Atri, nonostante la redazione degli strumenti urbanistici sia costata diverse centinaia di migliaia di euro alle casse comunali».
La Destra ritiene che la revisione degli strumenti urbanistici, «necessaria per riparare agli errori e mancanze di quelli varati dalle passate Giunte, sia stata addirittura peggiorativa».
«Non c’è nessun piano di sviluppo per il commercio», ha detto Marchione, «un fantomatico uso zero del suolo, l’autoglorificazione dell’aver fatto bene perché si facilita la costruzione nel centro storico, forse non rendendosi conto che il centro storico si spopola per i più alti prezzi che i cittadini con la crisi in atto riescono sempre meno a pagare, e non perché non vogliono vivere nel centro storico o si divertono a lasciarlo per la periferia. E’ vero come affermano che sono state previste aree verdi, ma come sempre solo sulla carta, delegate ai posteri; se veramente volevano realizzarle potevano farlo in questi anni con delle varianti o attraverso i vari accordi di programma approvati».
La Destra ha chiesto che il Consiglio comunale non approvi i verbali di quella seduta, ritiri in autotutela il deliberato riguardante gli strumenti urbanistici; in alternativa, il partito auspica che tutti i consiglieri comunali, di maggioranza ed opposizione, impugnino questi atti per chiederne l’annullamento e per evitare altri eventuali danni alle casse comunali.
m.b.