I "sindaci della tela" contro il progetto dell’Ato unico

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Si definiscono “i sindaci della tela” e contestano la scelta del governo regionale di sopprimere gli Ato territoriali per formare l’Ambito unico.

Una protesta messa in atto dai sindaci del Pd della regione: Gabriele Marchese (San Salvo), Tonino Innaurato (Gessopalena), Gabriele Florindi (Città Sant’Angelo), Luciano Ponticelli (Pineto), Camillo Di Giuseppe (Altino)

In particolare gli amministratori di centrosinistra contestano l’iter procedurale con cui si è giunti all’Ato unica.

«La scelta della maggioranza che governa la Regione Abruzzo – sottolineano i sindaci in una nota - di non seguire un percorso “ordinario”, attraverso la discussione e l’approvazione prima in II Commissione delle proposte di leggi giacenti, una delle quali presentata dal gruppo consiliare del Partito Democratico, è motivo di grande preoccupazione sia sul piano della correttezza democratica, sia sul piano della rapidità di approvazione in Consiglio regionale del nuovo Servizio idrico integrato».

I sindaci contestano la scelta di aver relegato i Comuni, e quindi i territori di competenza, ad un ruolo subordinato.

La gestione del servizio sarà ora presieduta dai presidenti di Provincia, con la costituzione di un A.T.U.R. (Ambito Unico Regionale) gestito dall’E.R.S.I. (Ente Regionale Sviluppo Idrico), presieduto dall’assessore del ramo, insieme ai presidenti delle Province abruzzesi.

Una scelta che, rimarcano gli amministratori del Pd «espropria di fatto i sindaci delle loro competenze e funzioni. Una confusione di ruoli – aggiungono i primi cittadini - che fa diventare la Regione da controllore a programmatore e a gestore del ciclo integrato dell’acqua».

I sindaci pongono anche un problema procedurale. «La rapidità dell’approvazione della legge regionale – sottolineano - non si giustifica né con la proroga al 31 dicembre, da parte del Governo, della soppressione degli Ato, né con il referendum nazionale ormai vicino. La volontà, pertanto, di una gestione pubblica del Servizio idrico – concludono i sindaci di centrosinistra - non dev’essere una dichiarazione d’intenti, ma deve rispondere ad una reale consapevolezza in linea con la volontà degli amministrati, e soprattutto con la legislazione nazionale da cui non si può e non si potrà derogare».

  02/04/2011 10.05