POLITICA E BUFALE

Referendum anticasta, la protesta scoppia sul web: «ci avete preso in giro?»

Su Facebook scattano le proteste dei votanti

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Referendum anticasta, la protesta scoppia sul web: «ci avete preso in giro?»
ITALIA. Si può sapere quante firme avete raccolto? Si può sapere se il referendum è illegittimo? Si può sapere perché avete creato questa pagina Facebook se poi nessuno risponde?

ono alcune delle domande che i firmatari del referendum abrogativo per il taglio parziale delle indennità parlamentari, i cosiddetti stipendi, d’oro hanno rivolto al comitato organizzatore Unione Popolare.
L’iniziativa del gruppo è nata su Facebook. Ed ora il popolo della Rete è in rivolta e accusa Maria Di Prato, una delle referenti principali del comitato, di volersi fare pubblicità in vista della prossima tornata elettorale in cui Up correrà.
Nei giorni scorsi sono stati sollevati diversi dubbi sull’operazione. Dubbi di legittimità sulla raccolta firme, sulla macchina organizzativa, sui rimborsi elettorali che spettano ai comitati organizzatori.
Anche PrimaDaNoi.it ha provato a saperne di più contattando la sede centrale del comitato organizzatore. Dal centralino ci hanno risposto che parlare con la stampa significa dilungarsi dunque non c’è stata alcuna risposta alla nostra richiesta di essere contattati da un addetto stampa.
E’ stato impossibile sentire anche il portavoce dell’Up Vito Pucci visto che il suo telefono, da giorni, squilla a vuoto. 


L’UNICA SPIEGAZIONE
L’unica spiegazione arriva da una videointervista rilasciata da Maria Di Prato del comitato organizzatore a La7.
La Di Prato ha spiegato in riferimento alla legge del 25 maggio 1970, n. 352 che vieta il deposito delle firme nell’anno anteriore alla scadenza di una delle Camere «che la legge del ‘70 è lacunosa faremo ricorso e anche questa raccolta sarà valida. In ogni caso, se necessario, a ottobre ricominceremo da capo. Noi non siamo professionisti e la nostra intenzione era quella di sollevare un serio dibattito».

SU FACEBOOK: «DITEMI CHE NON CI AVETE PRESI IN GIRO»
Intanto su Facebook prosegue il tam tam di domande. «Sono andato a firmare ma ora leggo questo articolo in cui si dice che il referendum potrebbe non essere valido e…Ditemi che non ci avete presi in giro!!!! Potete far chiarezza per favore?».
Così scrive Orfeo Bordin sulla pagina di Unione Popolare.
E Leda Urbanucci osserva: «avete creato un gruppo ma non lasciate contatti affinchè vi si possa contattare poi non sorprendetevi se gente come me pensa che sia una bufala. Volete fare qualcosa di concreto? Io come altri siamo disponibili ma voi dovete impostare le cose in maniera più chiara (basta poco che ce vò)».
E c’è chi difende Unione Popolare come Claudia Noncisiamo: «ma perchè continuare con tutte queste polemiche e richieste di delucidazioni....questa paura di essere presi in giro esce fuori solo ora?? dopo che da anni lo fanno pesantemente le persone che ci governano???».
Cogera Daunia chiede poi perché il comitato abbia scelto come slogan per il referendum "abrogare stipendi d'oro dei deputati" se invece lo scopo è solo quello di abolire la diaria.
Maria Di Prato risponde «che per agevolare e veicolare il messaggio comunicazionale abbiamo preferito tradurlo in stipendi d'oro perché la legge sulle indennità non e' altro che la busta paga dei parlamentari».
E Pier Piggi preoccupato insiste: «ma allora queste non sono valide????? C'è una legge che dice che le firme sono valide se presentate prima delle elezioni amministrative».
«Certo che siiii», è la risposta della Di Prato, «lo abbiamo ripetuto in tutti i momenti».


Marirosa Barbieri