IL CASO

Centro di ricerca Eni a L’Aquila, «progetto bruciato dall’incapacità del rettore Di Orio»

Pdl avvelenato contro il vertice dell’ateneo

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Scaroni (Eni)

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L’AQUILA. La vicenda del centro di ricerca Eni assume sempre di più i contorni di una operazione ancora tutta da chiarire.

Un finanziamento di 20 milioni di euro, importantissimo per l’Ateneo aquilano e per la città, che sfuma. L’Eni aveva messo a disposizione, dopo il terremoto del 6 aprile 2009, importanti risorse per tre anni allo scopo di realizzare un centro di ricerca, dotato di laboratori scientifici e strutture didattiche e residenziali che avrebbero potuto ospitare fino a 100 ricercatori e studenti, oltre a 50 borse di studio per dottorati di ricerca e contratti a progetto.
Per l’attuazione dell’iniziativa l’università ha individuato terreni di sua proprietà, in zona “casale calore”, per complessivi 30mila metri quadri, rispetto ai quali il Consiglio ha deliberato la modifica della relativa destinazione d’uso da aree agricole a superfici per attrezzature generali, onde consentire la realizzazione dell’intervento.
Alfonso Magliocco, coordinatore provinciale Pdl e Roberto Santangelo, vice coordinatore comunale Pdl hanno le idee chiare sulle responsabilità di un progetto ormai sempre più lontano: «quei soldi sono stati bruciati dall’inefficienza e dal pressapochismo del rettore Di Orio. Non sono bastate cene “segrete” per riportare la situazione sui giusti binari».

Al momento sembra assodato che L’Aquila non avrà il centro ricerche. Una storia «nata male», la definisce il Pdl, con una variante urbanistica abnorme rispetto a quanto previsto, di un terreno da anni affittato ad una famiglia aquilana che oggi, ad operazione fallita non è ancora al sicuro.
«La vogliono “sfrattare” per vendetta», protesta Magliocco, «mentre si è stati incapaci, per anni, di arrivare ad una trattativa con gli affittuari per liberare il terreno e dare il via libera alla costruzione del centro di ricerca». Non solo, si è arrivati, nei giorni scorsi, ad offrire alla famiglia oltre che una nuova locazione anche un indennizzo di 10.000 euro, nonostante il parere negativo dei revisori dei conti dell’Ateneo, ma fuori tempo utile e dopo le estenuanti sollecitazioni dell’ad Scaroni.
«Chiunque, davanti a tale certificazione di incompetenza si sarebbe dimesso, ma Di Orio no….”in prorogatio” eterna», protesta il Pdl. «La volontà dell’Eni di investire ugualmente quelle risorse ma senza avere tra i piedi l’Ateneo aquilano, non ci rassicura affatto, visto che si dovrà confrontare direttamente con l’amministrazione Cialente che per “competenza” è pari a quella di Di Orio».
Cosa accadrà ora a quel terreno? Cialente e Di Orio dichiarano che non ci sarà speculazione. «Ma a ben vedere la speculazione già c’è», protesta ancora il partito azzurro. «Un terreno agricolo di proprietà dell’Ateneo è divenuto edificabile e quindi ne è aumentato il valore economico. Come può essere definito ciò se non speculazione? La variante va immediatamente revocata per ripristinare un principio di legalità! Se ciò non dovesse accadere siamo pronti a dare battaglia».