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Provincia L’Aquila, quando la chiamata diretta vale più del concorso

La denuncia del sindacato Cgil

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Antonio Del Corvo

Antonio Del Corvo

L’AQUILA. La Provincia dell’Aquila ha riassunto soltanto la metà dei lavoratori a tempo determinato il cui contratto era scaduto il 31 dicembre scorso, addetti ad attività istituzionali dell’Ente.

La motivazione data era stata una: mancanza di fondi. Adesso, però, la Cgil si mostra titubante e attacca i vertici dell’amministrazione.
«Stranamente», fa notare il segretario provinciale Ferdinando Lattanzi, «nei mesi successivi i fondi sono apparsi come per incanto per assumere a tempo determinato una decina di collaboratori di staff all’apparato politico, naturalmente per intuitu personae ( ovvero chiamata diretta), oltre a due cantonieri acquisiti nell’organico con lo stesso sistema».
Il sindacato parla apertamente di «scorrettezza» dell’amministrazione provinciale per aver lasciato a casa una cinquantina di lavoratori che, dopo aver superato anche 4 concorsi, hanno svolto la loro attività in settori vitali della Provincia, «permettendole di erogare servizi importanti per i cittadini e continuare ad appesantire l’apparato politico con assunzioni di dubbia utilità».
Nel dicembre scorso proprio la Cgil aveva manifestato apprezzamento per l’impegno del presidente Del Corvo a riassumere tutti i precari “storici” della Provincia: «è per questo che il mancato rispetto di quelle promesse ed il procedere viceversa ad assunzioni di staff non può essere che accolto da amara meraviglia». Ulteriore preoccupazione inducono le voci che si rincorrono nei corridoi dell’Ente sulla preparazione di un’altra ventina di assunzioni di personale di staff.
«Queste assunzioni», protesta ancora l’organizzazione sindacale, «costituiscano un subdolo tentativo di aggirare l’accordo siglato dal presidente Del Corvo il 5 novembre 2010». Con il documento si stabiliva che la Provincia dell’Aquila per coprire le proprie necessità di personale avrebbe attinto “esclusivamente dalle graduatorie risultanti dall’espletamento delle prove concorsuali derivanti dal concorso bandito il 6 ottobre 2010 fino ad esaurimento delle graduatorie stesse”.
«Firmando quell’accordo pensavamo a tutelare quei vincitori di concorso rispetto ad ulteriori concorsi che l’amministrazione dovesse bandire in futuro», spiega Lattanzi, «ma il presidente Del Corvo è stato più realista del re, ha trovato il modo di assumere senza neanche bandire i concorsi».