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Provincia L’Aquila, il giallo precari: soldi stanziati, nessuna assunzione

Il Pd presenta un’interrogazione

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Provincia L’Aquila, il giallo precari: soldi stanziati, nessuna assunzione
L’AQUILA. Se i soldi per l’assunzione dei lavoratori precari della Provincia de L’Aquila sono stati stanziati, come pensano alcuni, e la Provincia, ad oggi, non li utilizza, c’è qualcosa che non funziona.

Ed è su questo mistero che i consiglieri regionali e provinciale del Pd sono tornati all’attacco con due interrogazioni.
La storia riguarda i contratti di lavoro posti in essere nel 2011 a seguito del concorso espletato a dicembre 2010 e terminati il 31 dicembre scorso. La Provincia ha sostenuto di non poter prorogare i contratti precari perché la Regione non ha effettuato la programmazione POR FSE 2012-2013 e non ha assegnato quindi i relativi fondi. Con la delibera di Giunta n. 28 del 6 marzo 2012 (programmazione attività e risorse per le politiche attive del lavoro, della formazione e dell’istruzione) la Provincia de L’Aquila ha ritenuto perciò di procedere ugualmente, con propri fondi, alla riassunzione di parte del personale i cui contratti sono scaduti.
Ma l’Ente ha rinnovato solo il 50% dei contratti di lavoro dei precari (28 persone della categoria B3) lasciando a casa la restante parte delle figure assunte nel 2011 (27 persone ritenute necessarie per l’espletamento delle funzioni inerenti il Dipartimento II Sviluppo Lavoro e Formazione nell’anno 2011 e provenienti da innumerevoli procedure selettive negli ultimi 8 anni).
I consiglieri provinciali del Pd Enio Mastrangioli, Stefania Pezzopane e Fabrizio D’Alessandro sostengono che «la Regione dal canto suo afferma di aver assegnato alla Provincia i fondi residui della programmazione POR FSE del 2010-2011, ma l’ amministrazione provinciale dice di non poterli utilizzare».
E’ per questo che hanno deciso di vederci chiaro ed oggi nella conferenza sulla situazione dei lavoratori precari dell’amministrazione provinciale de L’Aquila presso la Sala Silone del Consiglio regionale, hanno depositato una interrogazione con risposta scritta con la quale chiedono al presidente della provincia Del Corvo di avere l’elenco nominativo sia del personale precario a cui è stato rinnovato il rapporto contrattuale sia di altro personale assunto negli ultimi mesi con contratto a tempo determinato.
Dello stesso avviso è il consigliere regionale Giovanni D’Amico che proporrà un’interrogazione a risposta immediata (question time) nel corso del consiglio regionale del prossimo 15 maggio.
«Chiedo al presidente Chiodi», ha detto, «e all’assessore Gatti di fornire notizie certe circa la programmazione POR FSE 2012-2013 e l’ammontare dei fondi residui della precedente programmazione assegnati alla Provincia. Chiedo inoltre di sapere se nella programmazione sarà prevista la proroga di tutti i contratti a tempo determinato posti in essere nel 2011 a seguito del concorso espletato a dicembre 2010 dall’ amministrazione provinciale dell’Aquila. Questa triste vicenda mette in risalto una situazione di disgregazione istituzionale della Regione e della Provincia che è preoccupante».
E di preoccupazione parla anche il consigliere provinciale del Pd Enio Mastrangioli. «L’importanza e la pericolosità sociale di tale situazione», dice, «ha portato fin dall’inizio il gruppo provinciale del PD ad occuparsi del problema e a cercare soluzioni. Abbiamo presentato mozioni ed ordini del giorno, sollecitato invano incontri con l’assessore Gatti e chiesto un Tavolo ministeriale. In particolare l’ O.d.G. del 6 marzo scorso, approvato all’unanimità dal Consiglio provinciale, impegnava il Presidente e l’Assessore competente ad intraprendere una serie di azioni per consentire la riassunzione del personale a tempo determinato il cui rapporto si è interrotto il 31 dicembre scorso. Tuttavia, il problema permane in tutta la sua gravità».
E Stefania Pezzopane rincara la dose. «La Regione ha effettivamente assegnato alla Provincia 3 milioni di euro», ha detto, «ma evidentemente l’attuale giunta provinciale non vuole utilizzare tali fondi per i precari storici. Intende invece mandare a casa i lavoratori a tempo determinato, che negli anni hanno superato ben tre selezioni, al solo scopo di far entrare altre persone, senza alcuna selezione».