CORTOCIRCUITO DEMOCRATICO

Sardegna taglia indennità della ‘casta’ . Abruzzo ‘blindato’ «quel referendum è impossibile»

«I politici abruzzesi si sono blindati, impossibile fare come i sardi»

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Sardegna taglia indennità della ‘casta’ . Abruzzo ‘blindato’ «quel referendum è impossibile»
ABRUZZO. La Sardegna cancella con i referendum le Province regionali del Medio Campidano, Carbonia-Iglesias, Ogliastra e Olbia-Tempio.

In più chiede l'abolizione di quelle storiche di Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari. Quorum superato per i dieci quesiti referendari dunque.
I primi quattro quesiti, insieme all'ottavo, sono abrogativi e cancellano così le quattro province regionali. C’è poi il quesito che taglia l'indennità dei consiglieri regionali dal momento che chiede ai sardi se vogliono cancellare una legge che stabilisce che "i compensi sono agganciati a quelli dei parlamentari in misura non superiore all’80%"
Ma in Abruzzo, denuncia il consigliere regionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, proporre un referendum sulla falsa riga di quello sardo per quanto riguarda il trattamento economico dei consiglieri «è impossibile, altrimenti lo avrei già fatto».
La ragione è semplice, spiega l’esponente di Rc, e «nascosta» nelle pagine dello Statuto regionale approvato nel 2006 e pubblicato sul Bura n.1 del 10 gennaio 2007.
«Il ceto politico abruzzese ha blindato il proprio trattamento economico con un uso assai sottile delle norme statutarie», chiarisce Acerbo che cita l’articolo 76 che si intitola “i limiti del referendum abrogativo” e include tra le materie che non possono essere oggetto di richiesta “le leggi previste dal Titolo II”.
Il Titolo II riguarda il Consiglio Regionale e al comma 4 dell’articolo 30 recita: “Le indennità del Consigliere sono stabilite con legge”.
Quindi in Abruzzo non è possibile promuovere referendum contro le leggi relative alle indennità dei consiglieri. «La casta abruzzese – nel mentre fingeva asperrimi scontri - si è dimostrata molto furba e lungimirante nel salvaguardare i propri privilegi», sottolinea Acerbo. «Faccio presente che una cosa è inserire nello Statuto il principio che comunque a chi svolge un compito così impegnativo va garantita un’indennità, altra è impedire che il popolo possa mettere in discussione e abolire trattamenti economici che sono ben superiori a quelli che ricevono docenti universitari o primari ospedalieri».
Ovviamente il Consiglio regionale potrebbe modificare lo Statuto e in settimana Acerbo depositerà una proposta in tal senso anche se è scettico: «ho seri dubbi che trovi il sufficiente consenso in aula».