IL FATTO

Pensioni d’oro ai supermanager, anche due senatori abruzzesi dicono no ai tagli

Nella votazione dei giorni scorsi 94 esponenti del Senato hanno espresso il proprio dissenso

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Legnini e Marini

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ABRUZZO. I nomi li ha pubblicati ‘il post viola’ elaborando i dati pubblicati sul sito del Senato.

«Nessuno li ha pubblicati o diffusi, forse pensando così di occultare un dato importantissimo e imbarazzante». Eppure sapere chi sono i 94 senatori che si sono opposti con forza al taglio delle pensioni d’oro non è proprio così marginale. Tra di loro anche due rappresentanti dell’Abruzzo, ovvero i senatori Giovanni Legnini e Franco Marini, entrambi del Pd.
Il Partito Democratico, in realtà, ha votato quasi compatto: «tutti», sottolinea il post viola, «ad eccezione di sette senatori che, in uno scatto di dignità, hanno votato contro». Ma anche il governo di Monti avrebbe voluto portare a casa sane e salve le pensioni dei supermanager dovendosi poi arrendere davanti all’ emendamento di Idv e Lega.
Così la maggioranza dell’Aula si è dichiarata favorevole ad intervenire sul trattamento pensionistico dei burocrati di Stato che oggi godono di stipendi favolosi e domani avrebbero goduto di pensioni altrettanto favolose.
La votazione alla fine si è conclusa con 124 voti a favore dei tagli (Idv; Lega, Pdl e sette parlamentari del Pd), i 94 contrari (Pd e Terzo Polo) e 12 astenuti e si è soppresso così il comma 2 dell'articolo 1 che cancella le norme sul trattamento previdenziale dei manager pubblici in presenza del tetto sugli stipendi. E che in sostanza ristabiliva il vecchio regime, le cosiddette «pensioni d'oro», equiparando gli assegni dei più alti funzionari dello Stato a quelli del primo presidente della corte di Cassazione nonostante la riduzione già disposta per gli stipendi.
Ma di quali pensioni si stava discutendo? «Di quelle dei funzionari», risponde il post viola, «che già nel corso della loro attività percepiscono stipendi impensabili in qualsiasi altra parte del mondo. Personaggi come Antonio Mastropasqua, presidente dell’Inps, che porta a casa oltre 1 milione di euro all’anno (benefit e privilegi vari esclusi), quattro volte lo stipendio del presidente degli Stati Uniti. O come Attilio Befera, presidente di Equitalia (oltre 450.000 euro di compenso all’anno). Questi signori Monti voleva tutelare e garantire. Ma è stato battuto. “Al di là del fatto che il governo è stato battuto in Senato – commenta Silvana Mura dell’Idv- ma come e a chi è venuto in mente di tutelare le pensioni d’oro. Follia».
«Se questo provvedimento», ha detto in aula Sandro Mazzatorta (Lega Nord) , «venisse spiegato dai giornali e dalle televisioni di regime ai cittadini, ai lavoratori e alle lavoratrici che nel dicembre 2011 hanno subito una riforma delle pensioni devastante, che ha avuto effetto retroattivo sui loro progetti di vita
altro che decreto vergogna! Probabilmente avremmo i forconi fuori dal Parlamento!»
«Non illudiamoci», sostiene invece Massimo Garavaglia della Lega Nord: «conoscendo i nostri tecnici, porranno la fiducia alla Camera e lo sottoporranno di nuovo all’esame del Senato con la fiducia, in barba
alla sovranità popolare».