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Cannabis terapeutica? La Toscana dice sì, in Abruzzo progetto di legge nel cassetto

Acerbo (Rc) rammaricato: «avremmo potuto essere noi abruzzesi i primi»

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Cannabis terapeutica? La Toscana dice sì, in Abruzzo progetto di legge nel cassetto
ABRUZZO. Cannabis terapeutica? La Toscana ha detto sì ed il 2 maggio il Consiglio regionale, a maggioranza, ha dato l’ok ad una legge sull’uso della droga per combattere il dolore, nelle cure palliative e in alcuni tipi di terapie.

La notizia è stata presa con soddisfazione ed una punta di rammarico dal consigliere regionale Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista) promotore di un progetto di legge simile, in Abruzzo.
«Purtroppo la maggioranza», ha detto Acerbo, «la tiene nel cassetto nonostante abbia ricevuto l’adesione di colleghi autorevoli anche in qualità di medici come Antonio Saia e Walter Di Bastiano nonché del vicepresidente del Consiglio Giovanni D’Amico».
Il progetto di legge del consigliere è stato scritto in collaborazione con le associazioni Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, Pazienti Impazienti Cannabis e Cannabis terapeutica.
Quella toscana è stata per certi versi una vittoria “comune” visto che raccoglie due proposte di legge di iniziativa consiliare. Una presentata da consiglieri del Partito democratico (primo firmatario Enzo Brogi) che prevedeva l’uso di queste sostanze nell’ambito della terapia del dolore e delle cure palliative, l’altra, del gruppo di Federazione Sinistra-Verdi che ne chiede l’utilizzo in patologie e disturbi particolari.
Oltre alla legge, il Consiglio regionale ha detto sì, all’unanimità, ad una risoluzione con cui si chiede al Governo nazionale e agli organismi scientifici competenti di assumere tutti gli atti e le iniziative volte a garantire l’accesso ai farmaci cannabinoidi.
L'impiego clinico dei cannabinoidi, è stato sperimentato nella cura del glaucoma, nella prevenzione dell’emesi, nel controllo di alcune spasticità croniche, come adiuvante nel controllo del dolore cronico neuropatico associato a sclerosi multipla, nel trattamento del dolore nei pazienti affetti da cancro. I cannabinoidi hanno capacità di ridurrre gli effetti collaterali degli oppiacei (come la morfina), usati per i malati oncologici.
Ma nonostante numerosi derivati naturali della cannabis siano riconosciuti ed inseriti, fin dal 2007, nella tabella ministeriale che ne consente la prescrizione con ricetta medica, oggi alcuni particolari medicinali non sono ancora presenti nel mercato nazionale ed i medici possono richiederne l’importazione dall’estero all’Ufficio Centrale Stupefacenti del Ministero della salute. «Nella pratica quotidiana», ha detto Acerbo, «l’assenza di protocolli attuativi regionali rende di fatto quasi impossibile per i pazienti accedere a tali farmaci, negando così a molti malati il legittimo diritto alla cura. E’ proprio a questo vuoto normativo che vuole rispondere il progetto di legge. La proposta di legge regionale, se approvata, consentirà che anche nella nostra regione possa essere assicurato un farmaco le cui applicazioni terapeutiche sono da tempo validate dalla più autorevole scienza medica». E’ per questo che il consigliere ha chiesto al presidente della V commissione Nicoletta Verì di dare la giusta rilevanza al problema.