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Francavilla, iscritti Pd a Bersani: «noi ce ne andiamo»

Alla base della decisione la delibera Edmondo

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Arabella Morelli

Arabella Morelli

FRANCAVILLA AL MARE. Stefano Di Renzo, Donato La Barba e Arabella Morelli fanno fagotto e lasciano il Pd di Francavilla al Mare trascinando con sé 32 membri del direttivo e dell’Assemblea degli Iscritti del partito cittadino. Lo hanno annunciato i diretti interessati in un manifesto che tappezzerà a breve i muri della Città.

Nel documento i tre spiegano al segretario nazionale del Partito Pierluigi Bersani, il motivo della loro scelta dettata dalla famosa delibera della discordia, quella sull’urbanistica che il 3 aprile scorso ha provocato le dimissioni, poi ritirate, del sindaco Antonio Luciani. E infatti l’amministrazione ha vacillato proprio in seguito alla mancata votazione del documento da parte dei consiglieri Stefano Di Renzo, Donato La Barba e Lorenzo Pirozzi.
La delibera in questione spiega Arabella Morelli presidente dell’assemblea degli iscritti Pd al suo “superiore” Bersani, «altro non è che una vera e propria variante urbanistica, che avrebbe consentito l’edificazione di 3 torri edilizie composte da 80 appartamenti al posto della zona produttiva ex Mencarelli».
Il documento, sempre secondo la Morelli, «era stato oggetto di discussione e numerosi dubbi si erano sollevati sulla sua correttezza. Sembra che Di Renzo avesse chiesto chiarimenti in quanto sembravano mancare lo studio di micro zonazione sismica, lo studio di caratterizzazione ambientale (essendo il sito di intervento adiacente ad un sito industriale dismesso e quindi potenzialmente inquinato), nonchè il parere del Genio civile e la VAS, inoltre gli standard ceduti non erano certificati».
Il Pd Francavilla per anni si è battuto contro la edificazione controllata, ha detto la Morelli, che da sempre attanaglia questa città «e la maggioranza riunitasi senza la presenza dei consiglierei Di Renzo e La Barba non convocati e presieduta dal sindaco con la partecipazione del segretario del Pd di Francavilla al Mare e di quello regionale hanno a parole espulso i due consiglieri dalla maggioranza e di riflesso dal Pd dando prova di essere antidemocratici».
Prima di rimettere le tessere di partito i membri del Pd cittadino rivolgono le ultime domande a Bersani: «è giusto l’accanimento verso chi esige trasparenza? E’ accettabile sfiduciare il conigliere di Renzo capogruppo del Pd se si considera che il voto contrario è stato dato da ben 3 consiglieri su 5 facenti parte del Pd? Il sindaco ha chiesto la testa del capogruppo ed il Pd non ci ha pensato due volte ad epurare il primo degli eletti (l’avvocato Di Renzo è stato il consigliere di centro sinistra più votato alle elezioni). Tutto questo è giusto?»
I tre esponenti del partito cittadino hanno messo un punto alla storia augurandosi «che i cittadini che votano ed eleggono uomini non debbano vederli estromessi perché scomodi o non compiacenti ai vecchi sistemi di politica».