AMMINISTRATIVE 2012

Proposte acchiappavoti e proteste, la politica aquilana punta tutto sul sisma

Va avanti la campagna elettorale con il post terremoto al centro del dibattito

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Proposte acchiappavoti e proteste, la politica aquilana punta tutto sul sisma
L’AQUILA. Cialente, attuale sindaco, il più contestato dagli avversari. E tutti tirano fuori dal cilindro proposte e progetti per la città del futuro che a 3 anni dal sisma è ancora bloccata.

«Non c'è un'idea di città, anche se il sindaco fa finta di non capirlo. Non si dice che tipo di città si vuole».
Pierluigi Properzi, candidato sindaco di Domani L'Aquila e del Popolo della Libertà, è intervenuto nel corso di un incontro al tendone di piazza Duomo sul tema della ricostruzione, con particolare attenzione al centro storico. Non sono mancate critiche: «nel Piano di Ricostruzione», ha sottolineato l’aspirante primo cittadino, «c'è un capitoletto in cui in tre pagine viene riportato un sunto di un piano strategico fatto nel 2009 e aggiornato alla meglio dopo il terremoto. Se il Comune non ha fatto granché, peggio ha fatto la Struttura Tecnica di Missione, che invece di provvedere alle linee guida di ripianificazione ha partorito un piano strategico in nove aree, alcune di 5000 – 6000 abitanti, che di strategico non hanno nulla».
In media, ha analizzato Properzi, si sono spesi 600 mila euro per area, benché gli ordini professionali avessero avvertito che questa strada non poteva essere praticata. «L'Aquila inoltre è scomparsa dai documenti di programmazione. Si sono persi due anni a litigare sul significato occulto del piano di ricostruzione, nessuno ha prodotto un progetto, nemmeno nei documenti di programmazione regionale c'è traccia di un'idea di rilancio dell'Aquila».

Sul problema specifico del centro storico Properzi propone la costituzione di nuclei esperti formati da Università, Ordini professionali e funzionari comunali, a cui assegnare il compito di intervenire: «dovranno assicurare il sostegno nella fase progettuale, aiuto nella fase realizzativa e il controllo a seguire. Il sindaco dice che il Piano di Ricostruzione non ha valore prescrittivo: ma allora cos'è, un romanzo breve? La mia proposta è tenere in piedi questo simulacro di piano rinforzandolo attraverso dei piani di cantierabilità, rendendo chiare, con delle regole, le priorità per programmare l'utilizzo delle risorse: non arriveranno tutte insieme. Basta con i progetti pilota».
Intanto quest’oggi si terrà un Consiglio Comunale con all’ordine del giorno una serie di varianti urbanistiche e anche in questo caso ci sono polemiche.
«Le norme», commenta Corrado Ruggeri, segretario comunale di Mpa Abruzzo, «dicono che il Consiglio Comunale è sciolto e può riunirsi solo per provvedimenti urgenti ed improcrastinabili». Nell’ordine del giorno, tranne la delibera di Murata Gigotti a Coppito, che ha una valenza pubblica, tutti gli altri sono di natura «prettamente privatistica», sottolinea Ruggeri. «Da una parte afferma che sono provvedimenti urgenti e dall’altra che giacciono negli uffici comunali da oltre 6 mesi. Ci spieghi il presidente del Consiglio Benedetti come possono considerarsi urgenti quando l’inefficienza della macchina comunale li ha fatti dormire per mesi e mesi. Se erano urgenti c’era tutto il tempo per poterli discutere».

«POLITICA LATITANTE E IN RITARDO, AIUTARE LE FAMIGLIE»
Ma è sempre il terremoto a tenere banco in questa campagna elettorale infuocata.
«Oggi le persone che hanno deciso di resistere e rimanere nel ‘cratere’ realizzando nuove abitazioni si sentono in colpa. C’è un atteggiamento, da parte della politica, di mancanza e di vuoto legislativo», denuncia Lucio De Bernardinis, il presidente dell’associazione “Il cratere che resiste”.
L’associazione in un anno ha riunito quasi 2 mila persone con l’obiettivo di raccogliere i problemi di tutti e farne una voce unica da presentare alla governance per evitare lo spopolamento dell’area terremotata.
De Bernardinis rilancia l’invito alla politica a sedersi assieme per risolvere il problema dopo i continui casi giudiziari sulle realizzazioni temporanee. «La magistratura fa il suo lavoro e fa rispettare le norme - ricorda De Bernardinis - Di fronte ai vuoti normativi il giudice applica la legge e quindi dico alle istituzioni che siamo già in tremendo ritardo. Le famiglie si ritrovano con i sigilli a una casa dove vorrebbero far crescere dignitosamente i propri figli».
I casi di abusivismo, sottolinea il presidente, «nel contesto locale hanno un significato diverso. Accanto a vicende di opportunisti che hanno speculato e che mai difenderemo - ricorda - ci sono tantissime famiglie che hanno cercato di resistere edificando da soli un manufatto». L’appello finale alle istituzioni «è quello di ascoltarci e di prendere seriamente in considerazione il problema. Non chiediamo di sanare tutto, non sarebbe possibile chiedere la tutela di manufatti costruiti in zone a rischio o di chi sta speculando. Ma la politica - conclude De Bernardinis - deve tenere conto di chi ha deciso di investire ancora in questo territorio».
E non mancano proteste anche sul progetto di collegamento Tirreno Adriatico, presentato da Giorgio De Matteis con la città de L’Aquila con funzioni nodali: «sa molto di iniziativa elettorale nello scopo e tardiva nella sostanza», spiega Stefania Pezzopane. «De Matteis e il suo alleato Chiodi avrebbero potuto, già da tre anni, provvedere a riqualificare e potenziare tutto il sistema delle infrastrutture del territorio aquilano.
La legge 77, quella sul terremoto, assegnava infatti 300 milioni di euro alle infrastrutture, di cui 200, dei quali solo 95 sono stati spesi, per la rete stradale, e 100 per quella ferroviaria».
In particolare, come hanno ricordato recentemente il segretario generale e il segretario provinciale Cgil Trasatti e Fontana, era previsto il progetto di potenziamento della tratta L’Aquila – Sulmona, nell’ambito del quale 35 milioni venivano destinati alla realizzazione della cosiddetta metropolitana leggera Sassa – San Gregorio, che avrebbe consentito di snellire il traffico tra la zona est e la zona ovest della città che, soprattutto dopo il sisma, presenta molte criticità. «È inutile», chiude Pezzopane, «riempirsi la bocca di enunciati ad effetto, a una settimana dalla tornata elettorale, dopo che, per anni, quando se ne è avuta l’opportunità, avendo il ruolo istituzionale e le risorse necessari, non solo non si è fatto nulla, ma anzi si è cercato di penalizzare il territorio aquilano, emarginandolo da qualsiasi programma di sviluppo, sia esso strategico che infrastrutturale».