IL COMMENTO

Scontri Roma, Alternativa Comunista: «se avessimo la forza apriremmo le carceri»

Il Partito esige la revoca dei fermi dei “compagni”

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Scontri Roma, Alternativa Comunista: «se avessimo la forza apriremmo le carceri»
TERAMO. Forse non avrà la forza necessaria ma il coraggio di combattere, di certo, non gli manca. Almeno a parole.

Il Partito di Alternativa Comunista ha lanciato un messaggio di solidarietà ai compagni intercettati ed arrestati nel corso del blitz di Ros e Digos di ieri nell’ambito dell’ inchiesta sugli scontri avvenuti durante la manifestazione di Roma del 15 ottobre scorso.
Il tono è chiaro e forte: «il partito esige l'immediata revoca dei provvedimenti eseguiti nei confronti dei compagni teramani».
«Dopo aver cercato la mattanza in piazza il 15 ottobre», si legge in un comunicato stampa del partito di Alternativa comunista diramato dalla sede centrale di Roma, «con i caroselli dei blindati di polizia e carabinieri in mezzo ai manifestanti inermi e ai passeggini, dopo aver cercato a tutti i costi di giustificare i soprusi in Val Susa con il sempre comodo “fantasma anarco-insurrezionalista”, gli apparati repressivi dello Stato borghese tornano a sbattere i fantomatici “mostri” in prima pagina per annientare i movimenti di lotta che a Teramo, come a Roma a Cosenza a Padova nelle altre realtà coinvolte e nel resto del Paese, cercano di mettere in discussione il sistema capitalista che crea precarietà, disoccupazione e sfruttamento, la cui, questa si, vera violenza si abbatte quotidianamente su lavoratori, studenti, precari ed immigrati».
Lo ha ripetuto anche oggi, ad alta voce, il coordinatore regionale Giovanni “Ivan” Alberotanza a PrimaDaNoi.it chiarendo la portata delle dichiarazioni.
«Noi non chiediamo ma esigiamo», ha detto, «non abbiamo richieste da fare agli organi repressivi. Le richieste si fanno ad un ente cui riconosci l’autorità. Noi sopportiamo la borghesia, non abbiamo la forza per rovesciarla e non elemosiniamo nulla da lei».
Poi, Alberotanza si produce in una serie di concetti e frasi  in perfetto linguaggio di stampo marxista quando definisce la polizia come <apparato repressivo della borghesia> ed il termine manifestazione nel suo vocabolario diventa sinonimo di «lotta e resistenza».
Il modo di farsi sentire però per i questi comunisti non è ancora dei migliori. Mancherebbe la forza necessaria per dar vita a veri e propri atti di forza collettivi. Perché il gruppo, precisa Alberotanza, «rigetta ogni tipo di terrorismo individuale».
«Si può dar vita ad una mobilitazione nel limite delle possibilità», dice, «se avessimo la forza di aprire il carcere e tiri fuori i compagni non staremmo qui a discutere. Gli apparati repressivi dello Stato borghese tornano a sbattere i fantomatici “mostri” in prima pagina per annientare i movimenti di lotta che a Teramo, come a Roma a Cosenza a Padova nelle altre realtà coinvolte e nel resto del Paese, cercano di mettere in discussione il sistema capitalista che crea precarietà, disoccupazione e sfruttamento, la cui, questa si, vera violenza si abbatte quotidianamente su lavoratori, studenti, precari ed immigrati».
Per questo al momento si lavora per far riconoscere all’opinione pubblica l’importanza di un’azione di massa.
Quanto al blitz di qualche giorno fa per l’esponente di Alternativa comunista è un’operazione “a scoppio ritardato” contenente un messaggio ben preciso da parte della borghesia: «vi veniamo a prendere quando vogliamo e come