AMMINISTRATIVE 2012

Musa: «ci dimetteremo in caso di condanna». Di Mattia: «una presa in giro»

Il patto etico del Pdl non piace agli avversari politici

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Musa: «ci dimetteremo in caso di condanna». Di Mattia: «una presa in giro»
MONTESILVANO. Nei giorni scorsi i candidati del Pdl hanno firmato il patto etico. Ed è bufera.

In pratica chi oggi si candida al fianco di Manola Musa assicura che in caso di elezione si dimetterà «immediatamente» dalla carica di consigliere o assessore, qualora venga giudicato colpevole anche solo in primo grado di giudizio per reati commessi contro la Pubblica Amministrazione.
Per il candidato del centrosinistra Attilio Di Mattia si tratterebbe però di «una presa in giro»: «il Pdl dà una interpretazione della responsabilità politica del tutto distorta, confondendola con quella penale. Le due cose, ovviamente, sono diverse ed in questo momento storico, per Montesilvano così come per tutto il Paese, la questione delle responsabilità politiche deve venir prima della magistratura e soprattutto deve essere priva di ombre».
Per Di Mattia «per dimettersi, in alcuni casi, non bisogna aspettare i giudici, così come vorrebbe la Musa».
E l’esponente dell’Idv fa alcuni «eclatanti»: «secondo il Patto etico del Pdl il ministro Scajola non avrebbe dovuto lasciare il dicastero dello Sviluppo economico, mentre i giudici lo chiamavano a rispondere dell'acquisto di un appartamento con vista sul Colosseo che sarebbe stato pagato in parte con 900mila euro di fondi in nero girati dall'imprenditore Diego Anemone. Secondo il Patto etico del Pdl Renzo Bossi è stato davvero un "trota" a dimettersi da consigliere regionale, dopo lo scoppio dello scandalo che riguarda i fondi della Lega per cui attualmente non risulta neppure indagato».
«Il centrodestra montesilvanese scopre improvvisamente il dettato costituzionale», protesta Francesco Maragno, candidato per il Polo dell’Alternativa: «cinque anni fa le stesse persone chiedevano dimissioni per un avviso di garanzia, salvo poi cambiare idea in quest'ultimo quinquennio di malgoverno, quando le indagini li hanno interessati in maniera costante e pressante. Sarebbe bastato non candidare indagati, inquisiti e condannati per evitare questo patto e fare come il Polo dell'Alternativa che ha preferito schierare facce pulite piuttosto che scendere a compromessi con coloro i quali hanno scritto le pagine più tristi della politica e della cronaca giudiziaria locale».
Maragno chiede invece un altro impegno ai suoi avversari. «Leggo che il bilancio è stato risanato con il rientro nel patto di stabilità. Chiediamo al centrodestra e al centrosinistra, che si dividono equamente i consiglieri che hanno (mal)governato per cinque anni Montesilvano, di firmare un patto nel quale certificano l'equilibrio di bilancio e la mancanza assoluta di debiti 'nascosti'. I cittadini montesilvanesi non meritano di trovare un'altra amara sorpresa nei conti una volta che le urne saranno chiuse», sostiene il candidato sindaco del Polo dell'Alternativa.