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Di Primio furioso contro i Revisori: «dimostreremo che siamo dentro il Patto di stabilità»

Ecco che cosa è successo. Si tenterà di evitare la “punizione” e «salvare il salvabile»

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Di Primio furioso contro i Revisori: «dimostreremo che siamo dentro il Patto di stabilità»
CHIETI. L’ira di Umberto Di Primio, sindaco di Chieti e attorniato dalla sua Giunta, si è scatenata ieri contro i Revisori dei conti del Comune, rei di non aver firmato la comunicazione al Ministero per la permanenza del Comune nel patto di stabilità.

E per fortuna che il sindaco era di ritorno dalla messa pasquale celebrata a San Giustino dal vescovo, per le autorità civili e militari, altrimenti poteva andare peggio per i tre “colpevoli” di non aver sottoscritto che i conti rispettavano i parametri del Patto di stabilità. In realtà la ricostruzione puntigliosa degli eventi che hanno segnato questa clamorosa rottura sui conti, ha messo in luce alcuni aspetti prima poco noti. Ad esempio che il tutto si è consumato sotto il segno dell’urgenza, in quanto solo il 29 marzo la Gazzetta ufficiale ha reso noto che entro il 31 marzo, cioè tre giorni dopo, bisognava spedire uno prestampato con i dati sull’osservanza del patto di stabilità e che la dichiarazione doveva essere firmata da sindaco, revisori e ragioniere capo. Comunicazioni in affanno tra i tre interessati, controlli a campione delle cifre da scrivere nella dichiarazione, qualche perplessità sui totali che non tornavano, alla fine irrigidimento dei revisori che non hanno voluto firmare perché secondo la loro ricostruzione c’era uno sforamento del parametro ministeriale e quindi il loro parere non poteva essere positivo.
A nulla sono valse le assicurazioni del sindaco e del ragioniere capo, soprattutto perché alla fine lo “sbilancio” sembrava essere solo di 12 mila euro rispetto ad un totale di 65 mln di euro.
Di qui l’ira del sindaco che comunque ha spedito la comunicazione il 31 marzo, ma solo con due firme su tre, il che farà scattare le sanzioni previste. E riservandosi entro il 31 maggio di controllare bene la contabilità e di registrare con esattezza o meno se il patto è stato sforato o no.
«Ma a quanto pare dalle nostre ricostruzioni – ha chiosato Di Primio – ripulendo i conti e rinunciando a certe spese solo impegnate, ma non effettuate, nel Patto ci stiamo eccome».
 Però le sanzioni ci saranno da subito, anche se in effetti almeno la prima non sarà applicabile, in quanto deve far riferimento alla cifra certa dello sforamento, che però i sindaci revisori non hanno comunicato e che comunque è frutto solo di un controllo a campione. Il sindaco ha assicurato di essersi attivato presso il Ministero e all’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni italiani, per evidenziare questa situazione e per lamentare l’eccessiva ristrettezza dei tempi. Ma non è finita qui. Tutto sommato, pur criticando aspramente i revisori, il sindaco si è dovuto limitare a contestarli perché lo sforamento emergeva solo da un controllo a campione. Allora l’impegno di Umberto Di Primio è stato di tirare l’orecchio ai funzionari riottosi, che continuano ad amministrare come ai tempi delle vacche grasse. Ma anche di far conoscere ai cittadini non quello che si può fare, «ma quello che da oggi non si può nemmeno promettere – ha concluso Di Primio – io sto pagando gli errori delle vecchie amministrazioni, non solo quella di Ricci, e di vecchie consuetudini. Per amore della mia città e per senso di responsabilità debbo tentare di salvare il salvabile. Non voglio perseverare nei vecchi errori, voglio invece invertire la rotta».
Sebastiano Calella