LE RISPOSTE

Chiodi : «il mio studio non è mai stato perquisito, è un falso»

Il presidente ha risposto agli interrogativi posti dall'Idv

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Chiodi : «il mio studio non è mai stato perquisito, è un falso»
PESCARA. Questa mattina il presidente Chiodi ha risposto alle 10 domande sul caso del crac Di Pietro, cliente del suo socio di studio Carmine Tancredi.

Lo ha fatto nel corso della conferenza stampa in cui ha attaccato violentemente parte della stampa locale, parlando della «più pesante campagna denigratoria» contro il presidente della regione «per ammissione di dipendenti regionali e molti giornalisti».
A conclusione dell’incontro con gli operatori dell’informazione ha così risposto ai 10 quesiti avanzati dal consigliere dell’Italia dei Valori Cesare D’Alessandro. «Uno che vuole fare una inchiesta per scoprire se io lavoro ancora nello studio Tancredi, di cui sono ancora socio perché quei tavoli e quegli immobili sono anche miei, va a parlare con i dipendenti e chiede ‘da quanto il presidente Chiodi non lavora qui?’ Invece questo non è stato fatto».
«Non mi occupo della gestione dello studio», ha ripetuto più volte il governatore, affinchè fosse chiaro il concetto e ad alcune domande ha risposto dopo essersi informati, ha detto, dal suo collega Tancredi. 

LE RISPOSTE
1) Lei, presidente Chiodi, è a conoscenza che Cipro è sulla lista nera dei Paradisi fiscali stilata dall’OCSE?
«Ma lo sapete che Cipro è entrata nell’Unione Europea nel 2004 e aderisce all’euro nel 2007? Lo sapete che l’Ocse l’ha tolta dalla lista nera nel 2009? Cipro non è un paradiso fiscale. E’ come l’Italia, la Germania».

2) Il suo studio professionale ha mai costituito società nell’isola di Cipro? E in particolare, per conto di Nicolino e Maurizio Di Pietro?
«Resta sempre ferma la premessa che non mi occupo della gestione dello studio ma ho chiesto informazioni. No mai».

3) Il suo studio professionale era a conoscenza dei trasferimenti di capitali, peraltro illegalmente acquisiti, in varie banche inglesi con filiali in Svizzera?
«Non mi occupo della gestione dello studio e da anni. Ma ho chiesto. Ignora la circostanza, i tempi e come, se e quando i capitali sono stati illegalmente acquisiti. Su questa questione c’è una indagine in corso della magistratura».

4) I soldi che successivamente rientravano in Italia dalla Svizzera non hanno mai fatto sorgere in Lei e nel suo socio il minimo dubbio?
«Ripeto, io non mi occupo della gestione dello studio da diversi anni. Ho chiesto. Sappiate che questi movimenti di modica entità rispetto a quanto si legge sui giornali…’15 milioni’…stiamo parlando di 400 mila euro, sono coerenti con le dimensioni aziendali, con 50 dipendenti, linee di credito di svariati milioni di euro, sono coerenti, non c’era stato nessun sospetto».

5) È in grado, signor Governatore, oltre alla bancarotta di cui i fratelli Di Pietro dovranno rispondere in sede penale, di quantificare l’evasione fiscale determinata dal vorticoso giro di capitali nel “paradiso” cipriota?
«Qui posso rispondere io perché è una questione di scienza non è un fatto gestionale: Cirpo non è un paradiso fiscale, non c’è alcuna questione che riguarda l’evasione, non è così per altre parti dell’Europa dove invece c’è la possibilità di ridurre il prelievo fiscale rispetto all’Italia».

6) Da quasi un mese, pressoché quotidianamente, il suo studio viene chiamato in causa da articoli di stampa sui quali Lei tace; ritiene, caro Governatore, che la questione non la riguardi?
«Questa è una vicenda di sciacallaggio, sterile e vergognosa che riguarda, semmai, il mio collega di studio e alla quale io sono completamente estraneo, come avrete letto. Anche Costantini (consigliere regionale dell’Idv, ndr) pare che l’abbia detto. Io proprio per questo sciacallaggio sterile e vergognoso mi sono rivolto alla magistratura per porre al suo vaglio la diffamatoria campagna di stampa. Questa è la prima querela che riguarda Il Centro ma non è finita qui, poi ci saranno altre querele che riguardano dichiarazioni che sono state rilasciate da esponenti anche politici che ritengo diffamatorie. Mano a mano che le faremo le annunceremo e pubblicheremo gli atti…oggi esiste Facebook»

7) Perché, quando il suo studio professionale è stato perquisito dall’Autorità Giudiziaria, Lei non lo ha mai reso pubblico?
«Perché lo studio non è mai stato perquisito. E’ un falso che lo studio è stato perquisito. Nel verbale c’è scritto che lo studio non è mai stato perquisito. Qualcuno potrebbe dire… viene la Guardia di Finanza nel tuo studio…per i dottori commercialisti è ordinaria amministrazione. Però se è ordinaria la Guardia di Finanza per un dottor commercialista, quasi ogni giorno, così come nei Comuni, nelle Regioni, non è dunque una notizia, non è ordinario che ci siano dei rinvii a giudizio per diffamazione a mezzo stampa che non costituiscano notizia. Ne parleremo in un’altra occasione».

8) Perché non dà all’opinione pubblica abruzzese la sua versione dei fatti?
«Perché è stata già data. Io in questa questione ignoro tutto, faccio il presidente della Regione. Tancredi, quando saranno disponibili i verbali farà quello che deve fare…querele».

9) Ritiene che la vicenda del crac dei fratelli Di Pietro, impresari edili di movimento terra da sempre, improvvisamente impresari di movimento di capitali illegali, costituisca un complotto contro di Lei?
«Non credo che esista alcun complotto contro di me ma solo un vergognoso e sterile tentativo di attaccarmi, organizzata a tavolino».

10) Non ritiene forse giusto che gli abruzzesi, i quali da 4 anni pagano ogni sorta di tasse per ripianare i debiti contratti, debbano sapere da chi sono guidati e in che maniera.
«Da 4 anni gli abruzzesi pagano tasse più alte per quello che hanno combinato i signori che mi hanno preceduto…tra l’altro anche gli estensori di queste domande. Gli abruzzesi sanno che oggi non ci sono più le condizioni di disavanzo strutturale e che probabilmente le tasse saranno abbassate. Andremo al tavolo di monitoraggio per chiedere l’abbassamento delle tasse. Non sono contento di questa conferenza stampa perché il danno ricevuto non lo riusciremo a lenire. Ma non si può non reagire».