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Chiodi:«Il Centro e Rete8: strategia diffamatoria contro di me»

Il presidente a testa bassa contro i “monopolisti” dell’informazione abruzzese

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Chiodi:«Il Centro e Rete8: strategia diffamatoria contro di me»
ABRUZZO. «Viene diffusa una immagine denigratoria mia e della istituzione che presiedo».

«Vengo dipinto come un presidente truffaldino che pensa solo agli affari suoi e si arricchisce, che fa man bassa e incetta per poi scappare con la cassa», «questi giornali creano una realtà strumentale ad interessi economici o occulti», «poteri forti contro di me e che sono chiaramente riconducibili al mondo della sanità», «una strategia volta a suggestionare l’opinione pubblica e ad inquinare la democrazia e a combattere quanto io e la mia giunta stiamo facendo».
Il presidente Gianni Chiodi oggi ha tenuto una conferenza stampa di sicuro originale nell’argomento e impervia che di sicuro non mancherà di scatenare reazioni e polemiche.
Il fulcro di tutto è stata la querela che il presidente ha annunciato di aver depositato a titolo personale contro Il Centro, il maggiore quotidiano cartaceo della regione, che sarebbe reo di aver pubblicato «43 pagine e 14 locandine» sull’affaire che riguarda il crac Di Pietro che in qualche modo tocca anche lo studio di Carmine Tancredi del quale Chiodi è socio.
In quasi un’ora di discorso, in gran parte studiato e scritto, Chiodi si è mosso su un difficile e franoso crinale riuscendo a rimanere in perfetto equilibrio e non nascondendosi dietro metafore o sottintesi: i nomi sono stati fatti tutti e subito.
Trattamento speciale è stato riservato ad Il Centro per buona mezz’ora e con l’ausilio di slide il presidente ha scorso velocemente titoli e pagine più eclatanti contestando «notizie false», «montate ad arte», «inventate», «non veritiere», «non verificate» e lamentando il fatto che da «dicembre non viene contattato da un giornalista de Il Centro».
Il presidente ha detto chiaramente di non aver gradito quella certa ostinazione a volerlo per forza mettere in difficoltà anche quando «il presidente non c’entra nulla». Così come nel caso dell’inchiesta della procura di Teramo. «Non sono indagato, non c’entro nulla con quella vicenda, sono socio dello studio perché ho contribuito ad acquistare immobili con Tancredi, ma non mi occupo più della gestione da anni».
Nell’ultima parte della conferenza stampa Chiodi ha poi voluto anche rispondere alle 10 domande poste dall’Idv ribadendo la sua totale estraneità a qualunque fatto inerente l’inchiesta e la gestione dello studio («ho domandato e mi sono informato e per questo rispondo a tutte le domande», ha detto).

IL MANIFESTO DELL’INFORMAZIONE DI CHIODI
Nell’incipit del suo discorso Chiodi ha sintetizzato l’importanza, i valori, gli effetti e la necessità della buona informazione.
«Il buon giornalismo impedisce la corruzione», ha detto, «sollecita le istituzioni pubbliche a fare, controlla i politici, costituisce un deterrente per la criminalità, mette in fuga le mafie, impone ai politici di ben governare, la critica contribuisce al miglioramento sociale e le inchieste permettono di svelare verità scomode ma necessarie. Ci sono però due limiti oggettivi che non possono essere derogati al diritto di cronaca: la verità oggettiva dei fatti ed il rispetto della dignità della persona».
La strategia diffamatoria sarebbe stata messa in atto –secondo il massimo vertice della Regione- attraverso la propalazione di notizie «false o distorte» e non lesinando nemmeno giudizi denigratori del suo operato e della sua persona, tirandolo in ballo in questioni per le quali sarebbe estraneo.


POTERI FORTI, EDITORI IMPURI E OCCULTI
Non ne esce bene il mondo dell’informazione locale abruzzese dal dipinto che questa volta fa Chiodi, nonostante le sue continue precisazioni a non generalizzare, ribadendo nomi e specificando di non parlare dei singoli giornalisti semmai «di certe linee editoriali».
Così, secondo il presidente, ci sarebbero in Abruzzo certi poteri forti che si starebbero agitando poiché sarebbero stati danneggiati dal suo operato. Chi ha un po’ di memoria -peraltro recente- non ha mancato di notare qualche similitudine di impostazione logica con l’ex presidente Ottaviano Del Turco, che ancora oggi, dall’aula di tribunale, continua a lanciare messaggi in qualche aspetto sovrapponibile.
Anche in questo caso i poteri forti sono quelli della sanità e nello specifico, a sottolineato il presidente, riconducibili a Rete 8 il cui editore è Luigi Pierangeli proprietario di cliniche private. Di Rete 8 Chiodi ha lamentato la costruzione di certe trasmissioni senza il minimo contraddittorio ed una linea editoriale che sarebbe a prescindere contraria.
Tra le slide un solo articolo di Repubblica.it (stesso editore de Il Centro) a firma di Giuseppe Caporale («…il giornalista non è forse dentro il consiglio di amministrazione di Rete8?», ha fatto notare Chiodi)
«Mi sembra che non si tratti nemmeno di posizioni politiche di centrodestra contro centrosinistra ma di testate che mirino a difendere posizioni o interessi particolari, economici, diversi dalle ideologie politiche», ha detto Chiodi.
Quali interessi avrebbe Il Centro non è sembrato chiaro anche se in un passaggio ha chiarito che l’obiettivo sarebbe quello di «vendere più copie».
A tratti tuttavia Chiodi si è lasciato andare in considerazioni che per forza devono travalicare i due esempi specifici parlando di «alcune testate i cui editori non si palesano, che sono portatori di interessi non chiari, forse economici e che potrebbero avere l’unico obiettivo di viziare il consenso».
E’ chiaro che si deve trattare di altre testate. Quali? Come fa Chiodi ad asserire una cosa del genere? Chi sarebbero questi editori e come è mai possibile che la politica tutta non ne sappia nulla?
«Ditemi voi come fanno alcuni editori costantemente in perdita a finanziare testate giornalistiche ? Perché lo fanno ? Quali sono i loro scopi e a vantaggio di chi?»
In molti passaggi Chiodi ha ribadito i suoi successi nel campo della sanità, l’azzeramento del debito ed il rafforzamento delle strutture pubbliche «che ovviamente danneggiano quelle private». Di attacchi a giornali e giornalisti la politica non è nuova ma forse Chiodi voleva prendersi il merito di essere il primo ad attaccare i due maggiori colossi informativi locali.
Il tempo dirà quanto riuscirà a guadagnare da questa mossa.


INCREDIBILE CHIODI
Le parole di Chiodi potevano avere un enorme portata deflagrante e catartica se fossero state pronunciate non per difendersi ma per porsi a baluardo della libera informazione. Davvero.
Per questo la posizione di oggi di Chiodi è strumentale almeno come quella dei suoi presunti avversari.
Nel campo dell’informazione e dell’editoria (che si sviluppano molto più in fretta delle capacità cognitive della classe dirigente) la giunta Chiodi non ha fatto che peggiorare le cose. Chiodi, come Del Turco allora, continua ad utilizzare fondi pubblici legati spesso alla comunicazione istituzionale distribuendoli senza criteri certi, di fatto inquinando il mercato (economico) dell’editoria ma soprattutto quello della informazione ad esclusivo scopo di aumentare il consenso.
Enti pubblici e Regione in testa continuano anche oggi a comprare servizi giornalistici che le testate pubblicano senza aluna avvertenza sul committente e questo viene fatto per aumentare il consenso politico.
Il Corecom per esempio ha appena dato alle tv un milione di euro e non tutti riescono a comprenderne il vantaggio pubblico.
Non siamo teneri di solito con Chiodi ma riconosciamo a questo presidente la capacità di saper riconoscere l’informazione dura ma onesta
Il nostro motto è da sempre questo: «prima o poi un giornale onesto serve a tutti», perché prima o poi lo strumentalizzatore diventa strumentalizzato, chi attacca è costretto a difendersi e chi comanda e costretto a subire. Ed è in questi casi che allora si agogna la verità. Ma spesso non la si trova.
Ci sono molte testate in Abruzzo che fanno un buon lavoro molte di queste però soffrono e patiscono proprio la presenza di poteri occulti e trasversali che impediscono lo sviluppo sano e la crescita democratica quando non ne decretano la morte "naturale".
La politica però da sempre sfrutta i guasti del sistema dell'informazione, salvo poi protestare quando il gioco produce effetti indesiderati.
Forse è vero che il buon giornalismo inibisce la corruzione e la combatte. Ma ha visto quanti scandali in Abruzzo, presidente?

a.b.