RIFIUTI

Rifiuti, Idv: «emergenza finita ma serve cambio di rotta»

Per il consigliere Cesare D’Alessandro «stop alla difesa dei piccoli e grandi interessi»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2790

Rifiuti, Idv: «emergenza finita ma serve cambio di rotta»
ABRUZZO. Trascorsa a malapena una settimana dalla finta emergenza, per il consigliere regionale dell’Idv, Cesare D’Alessandro, «esce vincitore chi quell’allarme sociale l’ha creato, chi ci guadagna in più dieci euro a tonnellata».

Esce sconfitto, invece, chi paga: «perché pagherà di più», annota il consigliere d’opposizione, «perché non viene correttamente informato, perché si continua da trent’anni a parlare solo di discariche e di inceneritori, quando i buchi non si sa più dove farli».
«Persino uno come Chiodi», sottolinea ancora D’Alessandro, «che in tre anni e più non ha mosso un dito per trovare uno sbocco nella direzione giusta, si può permettere di tuonare contro le inefficienze di quelle gestioni a cui, pure, ha offerto costantemente la propria copertura politica».
Eppure, ricorda l’Italia dei Valori, sono quattro anni che l’Abruzzo ha un Piano regionale che avrebbe dovuto portare a una raccolta differenziata del 60% entro il 2012, che avrebbe dovuto abituare i cittadini al compostaggio, anche quello condominiale, alla raccolta del vetro, della carta, della plastica, delle lattine e via discorrendo.
«Chiodi tutto ciò non l’ha fatto», accusa D’Alessandro, «né si è preoccupato affinché i sindaci ed i consorzi lo facessero. A giudicarlo per questo non saranno solo gli elettori abruzzesi, ma soprattutto le giovani generazioni che lo condanneranno senza appello».

E però non tutto è perduto, c’è ancora tempo per invertire la rotta, sostiene sempre il consigliere dell’Italia dei Valori. «Tutti dobbiamo abbandonare il conformismo ideologico, la difesa di piccoli o grandi interessi e pensare di trovare le soluzioni più razionali per vivere in città con aria più pulita, più verde, con mezzi pubblici più ecologici, con più risparmio energetico, copiando tanti validi modelli che si stanno affermando nel nord Europa. Ha ragione Maurizio Acerbo: va fermata la cementificazione, va salvaguardato il paesaggio, vanno difesi i beni comuni, va migliorata, attraverso l’istruzione, la preparazione dei cittadini ad affrontare le nuove sfide. Il cambiamento deve partire dalle abitudini, che devono tener conto della disponibilità non infinita delle risorse, con la diffusione capillare dell’informazione ambientale, con la consapevolezza collettiva della gestione del territorio, che prevedano, nel caso dei rifiuti, la loro riduzione e la loro differenziazione e recupero in nuove materie prime».