IL CASO

Bucchianico, l'opposizione fa saltare il consiglio: «convocazione illegittima»

«Commistione tra ruolo esecutivo e istituzionale»

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Bucchianico, l'opposizione fa saltare il consiglio: «convocazione illegittima»
BUCCHIANICO. La minoranza fa saltare il consiglio comunale di Bucchianico e sventa un “golpe” del sindaco Mario Di Paolo, centrodestra, che lo aveva convocato senza averne titolo.
Si era, infatti, sostituito al presidente del Consiglio stesso, intanto dimissionario, ed aveva firmato la convocazione senza passare prima per la discussione in aula di queste dimissioni. E così passa la pregiudiziale che la lista civica “Insieme per Bucchianico” aveva presentato contro questa convocazione ritenuta illegittima: la convocazione spetta al presidente del Consiglio e le dimissioni del presidente vanno discusse, accettate o respinte in aula dai consiglieri che lo hanno eletto. Addirittura, come si legge nella pregiudiziale, il Consiglio può anche rinunciare alla figura del presidente, ma non ci può essere confusione tra un organo esecutivo come il Sindaco ed un organo assembleare, come il presidente. Normale schermaglia tra maggioranza ed opposizione o uso disinvolto della carica di sindaco? Per la minoranza, che ha presentato una pregiudiziale di legittimità, poi accolta, sulla convocazione, non ci sono dubbi: la gestione del sindaco Mario Di Paolo è criticabile proprio per questi profili di autoreferenzialità e di «potere assoluto».
«Non è vero – dichiara il consigliere Rolando Giacchetti, a nome degli altri colleghi della lista civica – che il consiglio è stato rinviato per il “normale ostruzionismo delle opposizioni”, come dice il sindaco. E’ stato rinviato perché non sono state rispettate le regole, come prevede lo Statuto e come vuole il buon senso. E le regole vanno rispettate da tutti, anche dal sindaco».
 Una vittoria solo procedurale del capogruppo di minoranza Rosario Sulpizio e degli altri consiglieri Ada Mammarella, Luigi Zappacosta e Giovanni Panara?
«Certamente, perché», come ha sostenuto Sulpizio in Consiglio, «le dimissioni vanno presentate al Consiglio ed il presidente è figura diversa dall’assessore che ha ricevuto la delega dal sindaco».
Ma in realtà c’è di più. E cioè la crisi interna dell’amministrazione Di Paolo che ha perso per strada uno degli esponenti più autorevoli della sua amministrazione e cioè Nilo Zappacosta, che si è dimesso da presidente del Consiglio comunale. Una scelta comunicata con una lettera che è un’aperta sconfessione dell’operato della giunta Di Paolo: «io ho sempre onorato gli impegni con gli elettori – scrive in sintesi – ma ora non mi è più possibile continuare ad accettare alcune scelte operate da questa maggioranza e quindi coerentemente, pur non essendo stato sfiduciato, mi dimetto». Forse siamo al capolinea della gestione Di Paolo, che molto aveva promesso, ed il cui emblema è il Palazzo dei Camilliani acquistato con programmi faraonici ed ancora lì in attesa di avere un ruolo ed una vocazione. Addirittura si è trasformato in un peso per il Comune invece di essere una risorsa: oggi avrebbe potuto incassare anche una abbondante Ici, se fosse rimasto di proprietà religiosa…
Sebastiano Calella