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«Lusi dava soldi a Rutelli». Api: «accuse ridicole»

Inchiesta esclusiva de L’Espresso

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L'inchiesta de L'Espresso

L'inchiesta de L'Espresso

ROMA. Lo aveva detto qualche giorno fa Luigi Lusi: «se parlo io crolla il centrosinistra».

L’affare che lo coinvolge sembra più grande di quanto potesse apparire nelle prime settimane e, tra minacce di querele e difese d’ufficio, saltano fuori cifre e bonifici.
Secondo quanto emerge in una inchiesta de L’Espresso dei giornalisti Primo Di Nicola e Emiliano Fittipaldi Lusi avrebbe girato 866 mila euro a Rutelli, e più precisamente al Centro per il futuro sostenibile, la fondazione presieduta dal leader Dl, tra il 2009 e il 2011, quando la Margherita aveva già chiuso i battenti e Rutelli aveva già abbandonato il Pd per fondare l'Api. Una fondazione nata per tutelare "il bene comune" e per realizzare "una società migliore" diffondendo "i valori politici, culturali e sociali in tema di ambiente globale".
«Accuse ridicole, Rutelli non ha avuto personalmente neanche un centesimo», replica l'ex sindaco di Roma, che annuncia che denuncerà il settimanale per essersi prestato ad un'opera di «inquinamento e depistaggio».
Ma L'Espresso ha ricostruito dettagliatamente i versamenti che Lusi avrebbe fatto alla fondazione ambientalista: dal novembre 2009 al luglio 2011, «ben 866 mila euro. In media oltre 43 mila euro al mese».
«Il primo bonifico alla fondazione», ricostruiscono i giornalisti che indicano anche il numero di conto corrente, «è del 13 novembre 2009. Sono giorni cruciali per Rutelli: abbandonato in polemica il Pd considerato troppo sbilanciato a sinistra, Francesco insieme a Bruno Tabacci sta lanciando l'Api, il suo partito personale nato appena due giorni prima. La fondazione il 13 novembre riceve da Lusi i primi 48 mila euro della Margherita. Altri 48 mila arrivano a gennaio del 2010».
Poi - tra quelli che risultano a "l'Espresso" - ne giungono altri 140 mila a ottobre, 145 mila a novembre, altri 140 mila il 17 dicembre 2010. Anche il 2011 per Rutelli e la sua fondazione comincia bene: il primo febbraio arrivano dalle casse del partito che non esiste più ulteriori 145 mila euro, mentre altri 200 mila piovono con due distinti versamenti nel mese di luglio.
Tutti i versamenti sono inferiori (spesso di poco) alla soglia dei 150 mila euro e secondo lo statuto della Margherita non vi era bisogno della firma del presidente del Comitato federale di tesoreria.
Ma quali sono le regole, domanda L’Espresso, «secondo le quali la Margherita finanziava un politico, un centro studi, l'ufficio di una fazione? Semplicemente, non esistevano. Tutto faceva capo a Lusi, che ha raccontato di aver distribuito denaro come un Bancomat a seconda delle richieste che venivano dai leader. Per ora, quello che emerge sono i fondi a Rutelli, che tra l'altro aveva lasciato il Pd, partito dove la Margherita è confluita. E a che titolo questi soldi di Democrazia e Libertà sono finiti alla sua fondazione Cfs? Una risposta la fornisce uno dei personaggi di primo piano dell'entourage del leader dell'Api al centro di questa girandola di denaro e che a "l'Espresso" ha chiesto l'anonimato: "I soldi incassati da Cfs erano considerati una sorta di anticipo della quota del tesoro accumulato dalla Margherita e spettante alla corrente rutelliana"».
Risulta sempre al settimanale che grazie alle elargizioni ottenute dalla Margherita, la fondazione Cfs «paga pure l'affitto della sede dell'Api nel centro storico di Roma a largo Fontanella di Borghese. Circa 5 mila euro al mese, secondo i movimenti bancari del 2009, 2010 e 2011, denaro girato ad Alberto e Domenico Giusti De Marle, proprietario dei locali».

ARTICOLO ISPIRATO DA LUSI
Per Rutelli le informazioni, «quelle vere e quelle false, sono state certamente fornite dall'ex tesoriere Lusi, come parte della sua azione di inquinamento del procedimento penale in corso contro di lui, già sanzionata dagli inquirenti della Procura della Repubblica di Roma, che hanno  definito i precedenti articoli "assai verosimilmente ispirati dallo stesso indagato"; "segnali preoccupanti", poiché contengono "circostanze che non emergono dagli atti e dai documenti acquisiti al fascicolo processuale e che, qualora veritiere, sarebbero probabilmente note al solo Lusi".»
 
L'accusa esplicita a Rutelli «è assolutamente ridicola», dice ancora una nota dell’ufficio stampa. «Egli è stato per dieci anni il leader del Partito - e tuttora è responsabile, in base allo Statuto, della rappresentanza politica e dell'attività dell'organizzazione. E' stato Rutelli colui che ha portato un incessante impegno anche per la trasparente acquisizione delle risorse della Margherita, attraverso le campagne elettorali e l'autofinanziamento. Rutelli non ha avuto personalmente neppure un centesimo dalla Margherita: ha svolto il suo incarico a titolo assolutamente gratuito. E' bene, anzi, rivendicare uno stile  che forse non ha in Italia molti riscontri: Rutelli è leader dell'ApI, e non riceve un centesimo (nell'ultimo anno, ha anzi versato quasi 50.000 euro di contributi al suo movimento). E' capogruppo al Senato, e ha scelto di non avere alcuna indennità per questo impegno istituzionale. Lo stesso vale per le altre attività, di puro volontariato politico».

* L’INCHIESTA DELL’ESPRESSO
* LUSI: SE PARLO IO CROLLA IL CENTROSINISTRA