EMERGENZA RIFIUTI

Consiglio regionale sui rifiuti: reticenze, demagogia e inciuci

In pochi raccontano la vera storia dei rifiuti. In pochi citano Di Zio

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Consiglio regionale sui rifiuti: reticenze, demagogia e inciuci
ABRUZZO. Un altro Consiglio che non risolverà l’emergenza voluta e non chiarirà il perché i cittadini dovranno subire altri disagi e pagare più tasse.

L’unica cosa certa è l’aumento delle spese per il trasporto dei rifiuti in discariche più lontane. Si sparano cifre non ancora ufficiali ma il salasso è più che prevedibile per i cittadini. Per il resto lo spettacolo andato in onda ieri in Consiglio regionale è stato più che inutile, per nulla concreto a tratti demagogico, in ampi tratti abbondantemente fuori tema, caratterizzato dal classico scontro politico e di fazione.
In pochissimi hanno citato lo scandalo delle tangenti che ha coinvolto sia l’ex assessore Venturoni che lo stesso «convitato di pietra», come lo ha definito qualcuno, Rodolfo Valentino Di Zio. Un solo cenno ai moltissimi finanziamenti leciti ai partiti delle ditte che fanno capo a Di Zio che la dice lunga sulla equidistanza di alcuni partiti. Particolarmente duri gli interventi di Cesare D’Alessandro (Idv) e Maurizio Acerbo (Rc) che si sono tirati fuori dalla dialettica di facciata di Pd e Pdl.

LA RISOLUZIONE APPROVATA
Alla fine il Consiglio regionale sull’emergenza rifiuti ha approvato una risoluzione che impegna il presidente Chiodi e l’intera Giunta ad avviare un confronto con le Province per individuare una soluzione che consenta di superare le difficoltà gestionali di molti enti, soprattutto in provincia di Pescara. Nel documento, oltre a sollecitare la ricerca di un’ampia convergenza da parte degli enti locali per l’individuazione di nuovi impianti di smaltimento, si chiede che i consorzi si attivino per il potenziamento delle discariche già in esercizio, in attesa dell’entrata in funzione di quelle già autorizzate dalla Regione.
Si chiede inoltre di rilanciare l’impegno sul fronte della raccolta differenziata e sul recupero dei materiali da avviare al riciclo, attraverso lo sblocco e l’assegnazione delle risorse finanziarie già disponibili per i progetti. Il testo della risoluzione (il cui primo firmatario è il Capogruppo del PdL Lanfranco Venturoni) si conclude con l’impegno ad accelerare l’approvazione del disegno di legge regionale sulla nuova governance della gestione dei rifiuti, attualmente in discussione in Commissione.
Insomma poco o nulla vista la situazione di emergenza che ormai è palese ed i rifiuti non vengono raccolti in molti centri della provincia di Pescara, quelli dove operava la Deco spa che con la chiusura di Colle Cese ha innescato l’emergenza nell’emergenza.

D’ALESSANDRO:«FEBBO CONFERMA CHE LA GIUNTA SAPEVA DA TRE ANNI»
Il tema della emergenza scontata e conosciuta è emerso più volte finendo sempre nel più classico degli scaricabarile ed indicando sempre qualche altro ente che avrebbe dovuto fare, mentre ieri l’assessore Di Dalmazio ha ribadito all’infinito che «la Regione ha fatto tutto il possibile».
«L’assessore Febbo», ha detto Camillo D’Alessandro, «ha rivelato la verità: da tre anni lui, Chiodi e la Giunta regionale sapevano della condizione di emergenza verso cui Pescara in particolare stava andando: nessuno, però, ha mosso un dito, pur avendo la Regione il potere sostitutivo rispetto agli eventuali enti inadempienti (Comuni e Consorzi) proprio per evitare la condizione di emergenza, anche attraverso un eventuale commissariamento. Eppure questa possibilità è prevista sia dalla legge, che dallo Statuto regionale».
«Perché non lo hanno fatto? – si chiede D’Alessandro – a questa domanda Febbo non risponde, e non lo fanno neppure l'assessore al ritardo Di Dalmazio e il silente Chiodi. Insomma fanno solo i commissariamenti che gli fanno comodo. L’unica cosa che è emersa è la minaccia di Febbo di denunciare penalmente i sindaci del Pescarese, colpevoli per l’assessore di creare l'emergenza appositamente e ad arte. Ora Febbo risponda delle sue affermazioni. La maggioranza in questo Consiglio – conclude D’Alessandro – non ha indicato una soluzione. Fino a oggi hanno solo mentito e adesso vogliono scaricare tutte le loro responsabilità sui sindaci: per molto meno un assessore si sarebbe dovuto dimettere».

CESARE D’ALESSANDRO (IDV):«SCANDALO INFINITO, DA 10 ANNI C’E’ SEMPRE DI ZIO»
«Di Zio è più bravo di tutti a riempire i buchi», ha detto Cesare d’Alessandro (Idv), «possiede anche Casoni ed un impianto di Tmb e pare che riceva rifiuti ad una tariffa di 140 euro a tonnellata. Qui arrivano i rifiuti di sei consorzi:, più separa e più incassa. Ma la famiglia Di Zio ha riposto gran parte del suo successo dentro le società miste pubblico –private. E’ socio in 5 azienda: Ecologica Sangro (che lavora per il consorzio Ecolan di Lanciano che comprende 153 comuni e 150 mila abitanti) , San Giovanni Servizi (a San Giovanni Teatino), la Ecoemme di Montesilvano, la Ecologica srl di Pescara e 20 comuni per conto Ambiente spa. L’ultima era la Sogesa dove Di Zio è uscito da poco ma è già rientrato a Giulianova e sembra che non disdegnasse di realizzare la più grande discarica d’Abruzzo, Grasciano 2. A ridosso delle campagne elettorali di Zio», ha detto in consiglio D’Alessandro, «ha finanziato lecitamente la politica abruzzese con cifre considerevoli sia destra che sinistra. Di Zio però è stato indagato perché voleva costruire un inceneritore a Teramo con i soldi pubblici ma evitando la gara d’appalto».
«A Teramo Brucchi avvia la differenziata e in poco tempo arriva a fiorare il 70% di raccolta differenziata», ha aggiunto D’Alessandro, «con la dimostrazione che si può fare a meno di inceneritori. E c’è poi l’inchiesta Ecoemme che accusa Di Zio e altri amministratori. Ma perché qui non ne parlate, nella massima assise legislativa e politica di questa regione? Sembra proprio che sulla immondizia abruzzese non si muova foglia che Di Zio non voglia. Ma la cosa più grave è l’ombra della mafia che si infiltra a Teramo nella Teramo Ambiente e Gavioli e Faggiano sono indagati in alcune inchieste per reati gravissimi. Ecco dove siamo arrivati. Questo è il quadro nel quale vi trovate ad operare».

CAPORALE (VERDI):«NIENTE RACCOLTA DIFFERENZIATA»
«Invece di dare finalmente un forte impulso alla raccolta differenziata secco / umido e alla realizzazione di nuovi impianti di compostaggio siamo qui intruppatti in una guerra che non può interessarci più di tanto. A noi», ha detto Walter Caporale (Verdi), «la sorte dei Consorzi dei rifiuti non ci interessa, né tanto meno quella dei loro amministratori, che a leggere certi curricula si resta basiti, come non possiamo non stigmatizzare la strumentalizzazione di questa emergenza da parte del Governo regionale per rilanciare l’incenerimento. Questo guerra tra i grandi partiti non può nascondere quello che ci manda l’anima in pena: la raccolta differenziata non decolla nella nostra Regione, nell’anno 2000 c’erano in Abruzzo due impianti di compostaggio, oggi giorno ce ne sono tre. E’ di questo, cari colleghi, che dobbiamo parlare. E dobbiamo parlare del fatto che a causa di tale inefficienza politico – istituzionale sono penalizzati quei Comuni che la differenziata la fanno veramente, e non per finta, perché magari devono portare i rifiuti organici, cioè compostati, fuori Regione, con un sensibile aggravio dei costi».
Caporale ha ricordato che nel 2005 il Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti della Provincia di Pescara prevedeva la realizzazione di un sistema impiantistico di trattamento e lo sviluppo spinto delle raccolte differenziate. Entrambi questi obiettivi non sono stati colti nemmeno in minima parte, «tanto è vero che nell’introduzione Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti del 2011 si può leggere che “la situazione sta assumendo i connotati dell’emergenza, e che le decisioni strategiche per la realizzazione di un sistema integrato provinciale non sono ulteriormente rinviabili” Parafrasando il titolo di un bel libro di Gabriel Garcia Marquez potremmo dire: “Cronaca di un’emergenza annunciata”».

«IL PUBBLICO PERDE IL PRIVATO GUADAGNA»
«In questa Provincia», ha detto ancora Caporale, «lo svantaggio del pubblico rispetto al privato è enorme: l’impianto pubblico per il compostaggio di Loreto Aprutino e la discarica di Città sant’Angelo non sono mai partiti. Bel successo per Ambiente S.p.A. Il privato, al contrario, nell’area metropolitana Chieti Pescara opera da monopolista. Lo stesso privato, Deco, garantisce un funzionamento regolare degli impianti in due dei quattro sub ambiti della Provincia di Chieti. Qui il pubblico, il consorzio vastese Civeta, indebitato per sei milioni di euro, è stato aiutato attraverso un accordo di programma con la Regione. E dire che qualche amministratore rivendica la virtuosità della gestione pubblica e accusa la Regione di voler marginalizzare il pubblico. A Teramo il Cirsu è pressoché inoperativo. Qui c’è in atto un contenzioso tra la Deco e i Comuni aderenti al Cirsu. La società privata, che è socio del Consorzio nella società mista Sogesa, ha raggiunto un accordo con il Consiglio di Amministrazione del Cirsu che prevedeva una buonuscita milionaria e che ha come conseguenza ultima quella di scaricare sul pubblico i debiti contratti in questi anni dalla società mista Sogesa»