POLITICA

Melilla (Sel): «Chiodi risponda alle domande sul socio o si dimetta»

«La sua funzione istituzionale non permette silenzi»

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Gianni Melilla

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ABRUZZO. Ormai tutti ne parlano. Solo il presidente Chiodi tace e fa finta di niente.

Nei giorni scorsi il consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Cesare D’Alessandro, ha posto al presidente 10 domande sull’inchiesta della procura di Teramo che riguarda il crack dei fratelli Nicolino e Maurizio Di Pietro, arrestati per bancarotta.
I due avevano ricevuto dallo studio del governatore Chiodi assistenza fiscale. Procuratore di una delle società nel paradiso fiscale di Cipro è Carmine Tancredi, appunto socio di studio di Chiodi.
D’Alessandro, tra le altre cose, chiedeva a Chiodi di sapere se lo studio professionale «era a conoscenza dei trasferimenti di capitale, illegalmente acquisiti, in varie banche con filiali in Svizzera», e se Chiodi e Tancredi non avessero mai nutrito dubbi sui soldi che poi rientravano in Italia. «Non ritiene forse giusto che gli abruzzesi, i quali da 4 anni pagano ogni sorta di tasse per ripianare i debiti contratti, debbano sapere da chi sono guidati e in che maniera».
Alle 10 domande, fino a questo momento, non è arrivata alcuna risposta e se D’Alessandro aspetta, Gianni Melilla, coordinatore regionale Sel, sollecita nuovamente il governatore.
«In Abruzzo c'è bisogno della massima trasparenza», commenta Melilla, «e il presidente Chiodi farebbe bene a rispondere perchè la sua funzione istituzionale non ammette silenzi».
In caso contrario «farebbe bene a dimettersi da presidente perchè non si può ricoprire la massima carica istituzionale regionale senza garantire la assoluta pubblicità e trasparenza sulle proprie azioni politiche, professionali e personali».
L’esponente di Sel non nasconde la propria irritazione per questo lungo silenzio: «si tratta di un atteggiamento reticente che alimenta sospetti e chiacchiere che indeboliscono la funzione politica della Giunta Regionale, oltre la sua, personale».
E Melilla ricorda che la giunta in carica «è stata interessata da vari scandali giudiziari insieme peraltro ad alti dirigenti del Pdl abruzzese, ma Chiodi non ha mai avuto il tempo di esprimere valutazioni politiche. Ora che il suo studio professionale è al centro di una indagine gravissima, Chiodi fa finta di niente. Eppure quando si candidò a presidente della Giunta, la sua campagna elettorale fu tutta centrata sulle note vicende giudiziarie che misero fine alla Giunta di centrosinistra ed alta sin dal giorno dopo l'arresto di Del Turco si era levata la voce del centrodestra per chiedere le elezioni anticipate buttando alle ortiche le note e pelose linee di assoluto garantismo che invece Berlusconi seguiva a livello nazionale in ogni vicenda giudiziaria che lo interessava».