AMMINISTRATIVE 2012

Per De Matteis sindaco decide l’Udc a Roma, Pdl in affanno in attesa del congresso

Le strategie del partito di Casini ed il futuro de L’Aquila

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Per De Matteis sindaco decide l’Udc a Roma, Pdl in affanno in attesa del congresso
ABRUZZO. L’Udc regionale ha deciso di non decidere sulla candidatura De Matteis a sindaco dell’Aquila.

La pratica è stata inoltrata a Roma, dopo un incontro convocato dal commissario del partito Armando Dionisi e così anche i contrari o i tiepidi – che pur ci sono, ma si tratta di una minoranza sparuta - potranno sempre dire di aver subìto l’imposizione romana. Infatti è del tutto scontato l’appoggio Udc a Giorgio De Matteis, candidato a metà strada tra figliol prodigo-società civile-borghesia aquilana- mondo delle professioni, un identikit perfetto per le prossime elezioni amministrative senza molti candidati realmente forti. E che viene a salvare il partito di Casini che all’Aquila non ha peso elettorale o uomini con largo seguito, tanto che la sommessa opposizione interna a questo candidato è nata proprio per il pericolo che un’affermazione di De Matteis possa fagocitare l’Udc, non solo aquilano, ma regionale.
Infatti nella riunione convocata dal commissario sono emerse le criticità che l’Udc incontra dove si vota: a Montesilvano, il partito è restato con il cerino in mano e senza candidato per non aver voluto aderire al Polo dell’alternativa che presenta Francesco Maragno, a Spoltore segue la linea del Terzo Polo, all’Aquila non vuole essere coinvolto dalla sirene del Pdl, che adesso a livello regionale offre all’Udc un assessorato, dopo aver costretto all’anticamera i suoi rappresentati che certo non avrebbero sfigurato nella Giunta Chiodi. Ma l’Udc a L’Aquila non vuole nemmeno attrupparsi con il Pd di Cialente o con il Terzo Polo a guida Fli, vista la sua scarsa consistenza elettorale. E quindi De Matteis è l’unica carta da giocare per sperare almeno nel ballottaggio, se dovessero arrivare i voti dispersi del Pdl, diviso sulla candidatura del professor Pierluigi Properzi. Perché anche questo candidato della società civile, esponente dell’intellighenzia aquilana, arriva a togliere le castagne dal fuoco al Pdl a costo di molte divisioni. Infatti, non avendo altri candidati spendibili, il Pdl lo coopta al suo interno con il rito del congresso, ma i suoi riferimenti sembrano essere più nella Fondazione della Cassa di Risparmio dell’Aquila che nel partito di Filippo Piccone.
E così forse lo appoggeranno il capogruppo Gianfranco Giuliante e Luca Ricciuti, ma il partito resta diviso e questa spaccatura candida Properzi ad essere una vittima designata. Così se tra questi due candidati vince De Matteis, anche solo per andare al ballottaggio, Chiodi potrà dire “ve lo avevo detto” e acquisire dei meriti che lo aiuteranno a sopravvivere politicamente dopo le sue dimissioni da commissario per la ricostruzione. Una vicenda che il presidente ha saputo gestire senza dare l’impressione di essere stato elegantemente “dimissionato”, ma che ha puntato i fari sulla ricostruzione ancora ferma, con «tante cose nascoste nelle carte», secondo una frase del ministro Barca la cui interpretazione autentica è stata quella della scarsa comunicazione ai cittadini aquilani. Qualcuno invece l’ha letta alla luce di una variabile molto importante, ma di cui non si parla: e cioè il cambio previsto ai vertici della Procura della repubblica dell’Aquila, dove il procuratore capo in scadenza sarà sostituito da un magistrato dell’antimafia, proprio per garantire una ricostruzione senza rischio di infiltrazioni malavitose. E con il sindaco che avrà i poteri che oggi sono di Chiodi, servirà un primo cittadino dai nervi d’acciaio. Altro che candidati della “società civile” con il primo che arriva pronto a candidarsi, e magari ad essere eletto, pur senza esperienza politica ed amministrativa. Per non correre questo rischio, l’Udc si affida alle alchimie romane, capaci di distillare nomi, alleanze, convergenze e interpretazioni allargate con liste a presenza variabile, anche recuperando il cespuglio Fli. Perché alla fine serviranno i voti, anche se L’Aquila come laboratorio politico potrà solo confermare che Udc e Pdl non andranno mai più insieme. E che il progetto strategico nazionale Udc, Fli, Api e Pd servirà a gestire insieme la ricostruzione. Quasi una pax “gaspariana”, quando il ministro dc controllava maggioranza e minoranza evitando le conflittualità che hanno bloccato L’Aquila.
Sebastiano Calella