TERAMO

Le sorti dei consorzi Vomano-Tordino. Di Pasquale: «analisi caso per caso»

L’esponente del Pd Abruzzo interviene sulla questione

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2166

Le sorti dei consorzi Vomano-Tordino. Di Pasquale: «analisi caso per caso»
TERAMO. Sulla possibile soppressione dei bacini imbriferi montani interviene Manola Di Pasquale del Pd Abruzzo.

Nella scelta se eliminare o meno i consorzi, precisa la Di Pasquale, «occorre distinguere quelli che servono e quelli che oggi hanno perso le loro funzioni e costituiscono soltanto un costo inutile per la collettività. Non si può fare di tutta l’erba un fascio».
La questione riguarda i consorzi del Vomano-Tordino (che raggruppa 26 comuni) ed il consorzio del Tronto(8 comuni) chiamati a decidere dalla regione Abruzzo entro l’8 febbraio sul loro scioglimento o meno. I due Enti ricevono, per legge, un’ entrata (a titolo di risarcimento) da parte della società che sfrutta l’acqua del loro territorio per produrre energia (in questo caso l’Enel). Un indennizzo per lo sfruttamento e il depauperamento dell'acqua. La tassa corrisposta ai consorzi viene utilizzata in parte per il mantenimento dell’Ente stesso ed in parte per i comuni aderenti. Nel caso di scioglimento del consorzio, invece, l’importo sarebbe ripartito e destinato ai comuni consorziati, senza passare per il fondo comune.
Ma, interviene la Di Pasquale, «è più conveniente per un comune avere una piccola somma da gestire come sovra-canone che si perderebbe inevitabilmente nei difficili bilanci, o utilizzare il fondo comune ed avere quindi una incisività maggiore?»
La Di Pasquale, inoltre, ricorda l’importanza dei consorzi. «All’epoca i 22 comuni del Bim Vomano- Tordino e gli otto del Bim Tronto», dice, «si unirono ed hanno negli anni prodotto nei territori interessati opere pubbliche, interventi comuni e promosso turisticamente le nostre belle montagne e località marine. L’unione dei comuni, quindi, raggiunge un doppio importante obiettivo: da una parte permettere anche a piccoli comuni di poter fare delle grandi opere ( come scuole o strade) utilizzando le risorse di tutti, che non vengono da finanziamenti pubblici, e dall’altro di essere forti contro la società concessionarie che pur sfruttando beni comuni e le nostra montagne ,vogliono pagare sempre meno».
A favore dello scioglimento  si erano pronunciati i sindaci Stefania Guerrieri (Rocca S.Maria), Vincenzo Esposito (Valle Castellana), Antonio Fabri (Penna Sant’Andrea). Secondo loro, «per il mantenimento dei Consorzi venivano usate circa l’80% delle entrate». Se il consorzio si sciogliesse, invece, sostenevano i sindaci, «per i Comuni più piccoli(che riceverebbero direttamente quel canone) sarebbe una preziosissima boccata di ossigeno visti i bilanci sempre più scarni».