Manovra: governatori e sindaci uniti nel no al governo

Alessandro Biancardi

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ROMA. Regioni, Comuni e Province bocciano la manovra economica.


Convinti che i tagli vadano rimodulati e che la manovra pesi eccessivamente sugli enti periferici piuttosto che sulle amministrazioni centrali, governatori, sindaci e presidenti delle province nel corso della Conferenza Unificata di ieri hanno espresso parere negativo.
Non si è trattato di una sorpresa - come lo stesso ministro Fitto ha notato al termine della riunione - perché nei giorni scorsi gli organismi rappresentativi delle tre istituzioni avevano già preso la decisione; ciò nonostante con il parere di oggi regioni ed enti locali hanno formalmente sancito la loro posizione che peserà sulla ripresa del dialogo annunciato per settembre.
«Sulla manovra Regioni ed enti locali hanno dato parere negativo - ha detto il ministro per i Rapporti con le regioni, Raffaele Fitto - ma nessuno si aspettava colpi di scena: direi che questa è una non notizia».
Fitto ha poi ricordato che «la manovra non può modificare i saldi e tuttavia il dialogo con Regioni, Comuni e Province deve riprendere».
Che il dialogo debba riprendere ne sono convinti tutti, ma i segnali che anche sul fronte del federalismo fiscale arrivano non fanno intravvedere un percorso così lineare. Il governo minimizza dicendo che alla fine si arriverà ad un accordo, ma sia regioni sia Comuni sono scettici e chiedono un confronto vero. L'argomento nella mattinata ha provocato tra il ministro Tremonti e il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, una polemica.
Il ministro dell'Economia si è detto convinto che alla fine le regioni «scenderanno dai grattacieli e torneranno al tavolo».
Errani non ha esitato e ha replicato: «Ci sono condizioni per una trattativa vera? Ben venga. E' quello che proponiamo da sempre. Noi siamo con i piedi ben piantati per terra e chiediamo da tempo di fare una trattativa vera e non 'a parole'».
Anche il collega Chiamparino, presidente dell'Anci, chiede il rispetto di un percorso concordato e ironizza dicendo che sui grattacieli lui dovrebbe salirci più che scendervi.
Insomma i motivi del no ci sono e sono rappresentati dalla insostenibilità dei tagli per i bilanci per i quali la richiesta di tutti è la loro rimodulazione.
Per le regioni è indispensabile «l'attivazione - si legge nel documento che hanno approvato questa mattina nella riunione con tutti i governatori - immediata di un tavolo per accelerare la piena applicazione del federalismo fiscale per costruire un percorso condiviso al fine del riequilibrio della ricaduta dei tagli entro il 1° gennaio 2011». «Il vero problema- sostiene Errani - è che per realizzare un confronto servono le condizioni ma come si gestiscono le competenze con un taglio così radicale di risorse? Il nostro lavoro è discutere per cambiare il peso quantitativo e qualitativo dei tagli».
I Comuni hanno un fronte aperto sull'autonomia impositiva e sul Patto di stabilità e per un alleggerimento nell'utilizzo dei residui passivi per il 2010.
«Per i Comuni (che comunque esprimono parere positivo sull'accordo con Palazzo Chigi del 9 luglio) - ha detto il presidente dell'Anci - quella varata dal Governo, se non modificata in Parlamento o da provvedimenti successivi, non sarà una manovra sostenibile».
Anche le province chiedono autonomia tributaria e la possibilità di utilizzare diversamente i residui passivi ma c'é più fiducia: «Il ministro Calderoli - ha detto il vice presidente dell'Upi Dario Galli - ci ha confermato che entro settembre sarà pronto il decreto sull'autonomia tributaria delle Province. Abbiamo inoltre ribadito al Governo la necessità di rivedere, in autunno, la possibilità di portare dallo 0,78% al 4% l'utilizzo dei residui passivi delle Province».
23/07/10 11.57