Fini: «convinti del Pdl, è la nostra casa politica»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Nell'accordo trovato in Parlamento sulle intercettazioni ha prevalso il buon senso».


Lo ha detto a Pescara martedì scorso il presidente della Camera, Gianfranco Fini, secondo il quale «il Parlamento, dopo tanti dubbi, ha trovato un punto d'intesa su tre principi: la tutela della privacy, la libertà di stampa, la possibilità per la magistratura e la polizia di indagare».
«C'é stato un momento - ha proseguito Fini - in cui quell'equilibrio non c'era e, anche se mi hanno dato del traditore, del comunista, era giusto fare nel Pdl quella battaglia che è stata fatta».
Il presidente della Camera ha parlato anche dei suoi rapporti con il partito: «nel Pdl siamo entrati in modo convinto, vogliamo continuare a rimanere. Il Pdl è la nostra casa politica, ma bisogna fare molto per migliorarlo».
«E' un partito che deve guardare in prospettiva - ha aggiunto - e deve saper dare qualcosa di più, non limitarsi a gestire la quotidianità. Siamo nel ventunesimo secolo, la fine dell'ideologia non può significare la fine dell'idealità e della proposta politica».
A chi gli ha fatto notare le numerose inchieste che ruotano intorno ai vari esponenti del Popolo della Libertà Fini ha detto che non sa «se si può parlare di questione morale. Il Pdl tradirebbe se stesso se non facesse sentire la sua voce contro coloro che si mettono sotto l'ombrello del potere per farsi gli affari propri. Mi preoccupo quando avverto nella società un calo della capacità di indignarsi. E' facile, nel Pdl, essere garantisti, ma il garantismo non può essere giustificazionismo, che è un'altra cosa. Dobbiamo partire dalla forza dell'esempio».
Per il presidente della Camera, inoltre, «la leadership di Berlusconi è indiscussa. Ma non possiamo passare da quello che era il centralismo burocratico al centralismo carismatico, dove c'é uno che pensa per tutti. La democrazia è un'altra cosa».
Sulla libertà di stampa Fini è stato chiaro: «voglio vivere in un Paese in cui ogni giornale scrive quel che vuole ogni giorno, si assume la responsabilità di quello che scrive, scrive che ci sono delle indagini in corso».
«Sarebbe veramente un brutto momento se non si potesse scrivere che è stata aperta un'indagine, che è stata avviata un'inchiesta o che è stato spiccato un ordine di arresto. Questo è certamente possibile - ha proseguito Fini -, insieme al divieto di pubblicare le chiacchiere, il gossip, il pettegolezzo, così come, nell'ambito della legge, era sacrosanto continuare a garantire alla polizia e alla magistratura di poter combattere il crimine anche attraverso le intercettazioni. C'é stato un momento, secondo me, in cui quella garanzia non era al 100% reale».
22/07/10 9.11