Nuova legge su estrazione. D’Alessandro(Pd):«più è grande una cava meno paga»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Approda in consiglio il progetto di legge in materia di attività estrattiva. Oggi, dopo il consiglio regionale di ieri andato deserto, la prima commissione (assente il Presidente Nasuti) lo ha licenziato.
E' passato con il voto della maggioranza, contrari di PD, IDV, Comunisti Italiani.
La legge prevede l'applicazione di un contributo annuale per il settore estrattivo. Ma uno dei problemi nascerebbe per la sproporzione delle cifre da far pagare a piccole e grandi attività.
«Per le cave», spiega D'Alessandro (Pd),«la legge prevede una classificazione rispetto alla quantità estraibile. Per cui ad una cava fino a 200.000 metri cubi (considerabile una piccola cava e di minore impatto ambientale) il contributo annuale previsto è di 3000 euro, cioè 0,015 euro a metro cubo. Mentre per una cava 5 volte più grande, cioè un milione di metri cubi (cava di importanti dimensioni e da grande impatto ambientale) è prevista un costo annuale di 7.000 Euro annui, quando dovrebbe essere di 15.000 euro».
Secondo il capogruppo PD la cosa sarebbe ancora più grave se si prende ad esempio una cava di due milioni di metri cubi che dovrebbe pagare 30.000 euro mentre invece il contributo dovuto, così come previsto dalla legge, è di soli 10.000 Euro.
«Insomma più è grande la cava, più è impattante e meno si paga», polemizza D'Alessandro, «inoltre non si capisce perché queste somme dovrebbero finire alla Regione e non ai Comuni che subiscono i danni derivanti dall'impianto della cava che potrebbero utilizzarli per il ripristino ambientale delle cave una volta esaurita l'attività estrattiva e non lasciare voragini sparse sul territorio di una Regione che dovrebbe essere la Regione Verde d'Europa».

16/06/2010 17.28