Festival giornalismo Atri, Pd polemico: «troppo costoso, si cancelli»

Alessandro Biancardi

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ATRI. In concomitanza all’avvio della sua seconda edizione (17-20 giugno), il Pd atriano punta il dito contro l'amministrazione comunale e il Festival del reportage dello scorso anno.


Una iniziativa prestigiosa, quello dello scorso anno, che ha avuto il merito di portare nel comune abruzzese grandi nomi del giornalismo italiano e non solo, organizzato da un professionista della materia come Tony Capuozzo.
Ma non tutti la pensano allo stesso modo.
Il segretario Herbert Tuttolani spiega che l'intenzione non è quella di attaccare il festival «giusto per il gusto di farlo» e assicura anche di essere «dalla parte di qualsiasi iniziativa volta alla promozione turistica e culturale della nostra Atri».
Ma l'opposizione chiede allo stesso tempo che venga fatta chiarezza su alcuni aspetti perchè si è accorta, ad esempio, che l'amministrazione ha incassato dalle sovvenzioni, a distanza di un anno, solo 76.000 euro circa a fronte degli oltre 195.000 euro previsti.
«Perché le aziende sponsor non hanno ancora provveduto al pagamento come da contratto? Perché l'amministrazione non ha fatto nulla per recuperare questi crediti?», domanda il Pd.
Scelte «incomprensibili» che secondo la minoranza gravano sulla collettività: «nessun servizio a vantaggio delle imprese e degli esercizi locali: l'organizzazione era affidata ad un'agenzia di Roma, così come la stampa di alcune grafiche e la stipula della polizza assicurativa; stesso discorso per la direzione artistica e l'ufficio stampa. Gli atriani sono stati chiamati in causa solo per eseguire servizi gratuiti e volontariato. Secondo l'amministrazione nessuno è capace di capire qualche cosa di reportage, fotografia, comunicazione, organizzazione. Come se ad Atri non ci fossero energie giovani che studiano tutto questo, che si dedicano ad attività connesse all'amministrazione di un comune. Per loro siamo tutti analfabeti».
Nei giorni scorsi l'amministrazione, in consiglio comunale, ha affermato che questa edizione costerà la metà di quella precedente. «Poiché il programma è quasi lo stesso, se non più ricco, ci domandiamo: dov'è il trucco?», dicono dal Pd. «O qualcuno non è stato “preciso” l'anno scorso o non lo è quest'anno. In questo periodo di profonda crisi economica era davvero necessario far pagare alla comunità questo sfizio?»
Il Pd chiede addirittura di non ripetere l'iniziativa «che ha incassato circa 4.850 euro a fronte di un costo di circa 383.000 euro».

16/06/2010 17.22