Tagli enti locali, l'allarme del Pd: «Abruzzo tra regioni più colpite»

Alessandro Biancardi

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ROSETO. «L’Abruzzo sarà fra le quattro regioni italiane più tartassate dalla manovra del governo Berlusconi», denuncia il Pd che mercoledì si prepara agli Stati Generali.


Secondo i dati pubblicati oggi dal Sole 24 Ore (elaborazione Ifel-Anci su dati ministeri Interno ed Economia) a causa di questa manovra ogni abruzzese pagherà 90 euro al governo centrale e i tagli sfioreranno il 10 per cento del budget degli enti locali, una delle quote più alte d'Italia: a conti fatti, l'Abruzzo sarà una delle quattro regioni più colpite assieme a Piemonte, Sicilia e Lombardia.
«Un altro duro colpo all'economia locale ed alle tasche degli abruzzesi», sottolinea il segretario regionale del Partito Democratico Silvio Paolucci, che per mercoledì ha convocato a Roseto gli stati generali degli amministratori locali del Pd: un incontro per studiare nel dettaglio la manovra e capire come arginare gli effetti sui cittadini.
L'incontro si terrà alle 11 nella Villa Comunale, alla presenza di Davide Zoggia, responsabile nazionale Pd per gli enti locali ed ex presidente della Provincia di Venezia.
Con Paolucci ci saranno, il segretario provinciale del Pd di Teramo Robert Verrocchio, il parlamentare Tommaso Ginoble, il sindaco di Roseto Franco Di Bonaventura, i consiglieri regionali, i componenti della segreteria regionale Renzo Di Sabatino (sindaco di Bellante) e Camillo D'Angelo (consigliere comunale di Pescara).
«Questa manovra punisce gli abruzzesi», dice Paolucci, «e inserisce una forte discriminazione anche fra le regioni: i tagli colpiranno un Abruzzo già senza fiato e sul quale rischia di arrivare anche il pedaggio sull'asse attrezzato, un altro colpo alla sua economia. I Comuni erogano servizi essenziali: scuola, asili nido, assistenza sociale. Vanno sostenuti e certo non ridotti sul lastrico: per questo il Pd presenterà mercoledì le sue proposte operative e concrete per evitare il collasso dell'Abruzzo».
«Il rischio», commentano dalla segreteria teramana del Pd, «è quello di sclerotizzare una situazione ormai giunta al limite: si impedirà ai comuni virtuosi di migliorare i servizi, facendo ripartire il mercato senza incidere sulle cause che producono disavanzi di spesa. Come inciderà questa manovra sulla vita dei cittadini, ormai sempre più impoveriti? Il quadro che emerge dal Rapporto sui Diritti Globali 2010, promosso da Cgil, Arci, Action Aid e altri, è particolarmente fosco: in Italia 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese. La nuova povertà riguarda sempre più famiglie. Tra i meno abbienti, 6,9 milioni, di cui il 60% donne, possono contare su meno di 1.000 euro. Né va meglio per i pensionati: ben 7,5 milioni guadagnano infatti meno di mille euro».

07/06/2010 15.12