Ingiusta detenzione, arriva l'emendamento bipartisan per ottenere retroattività

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il senatore Luigi Lusi ha presentato un emendamento per riaprire i termini per la domanda di risarcimento da ingiusta detenzione.


Lo dice Giulio Petrilli responsabile dipartimento diritti e garanzie del PD della provincia dell'Aquila.
«Lusi, come primo firmatario, ha presentato - spiega Petrilli - un emendamento al disegno di legge (AS 1411) recante norme per la modifica all'art. 315 del codice di procedura penale in materia di riparazione per ingiusta detenzione il cui relatore e' il sen. Felice Casson».
Il ddl in oggetto vede la firma di Berselli (Pdl), Mugnai (Pdl), Li Gotti (Idv), lo stesso Casson (Pd) e D'Alia (Udc) e mira a sopprimere il livello massimo di indennizzo (attualmente fissato in 516.000 euro).
«Questa condivisione cosi' ampia - aggiunge l'esponente del Pd - fa sperare in un esito positivo, ma le discussioni all'interno della commissione Giustizia purtroppo non hanno tempi brevi».
«Questa netta posizione dei senatori del Pd e' importante e fa da seguito a due disegni di legge specifici presentati alla Camera dei Deputati».
Uno a firma dell'onorevole Pierluigi Mantini (Udc) ed un altro da tutti i parlamentari Pd-radicali sull'introduzione della retroattivita' per ingiusta detenzione.
Nella scorsa legislatura un disegno di legge simile venne sottoscritto da 33 deputati appartenenti a vari Gruppi parlamentari.
L'emendamento al disegno di legge AS 1411 vuole modificare la situazione attuale che non prevede nessuna forma di risarcimento per coloro i quali siano stati assolti in via definitiva prima dell'ottobre 1989, quando entro' in vigore il nuovo codice di procedura penale con gli artt. 314 e 315 che istituivano la riparazione per ingiusta detenzione.
«L'inammissibile limitazione», continua Petrilli, «in aperta violazione degli articoli 2 e 24 della Costituzione nonche' della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali, viene ora riparata. Esistono cittadini che hanno subito l'umiliazione del carcere, talvolta per anni, e l'annichilimento del diritto inviolabile della liberta' personale, consacrato dall'articolo 13 della Costituzione ma non hanno ottenuto nessuna giusta riparazione: tutto cio' perche' hanno ottenuto la completa assoluzione solo in un momento precedente, talvolta di pochi giorni o di poche settimane soltanto, a quello dell'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale. Da anni - ricorda Petrilli - porto avanti questa battaglia per tutti, anche a mezzo di ricorsi, come quello del 28 maggio 2008 alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e sono in attesa di una risposta».

27/05/2010 9.02