Angelucci contro Paolucci: «con me sempre piena legalità»

Alessandro Biancardi

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FRANCAVILLA. «La legalità è sempre stata garantita nella città, i bilanci sono sempre stati approvati dal Consiglio Comunale, certificati, vagliati dalla Corte dei Conti e hanno consentito di rispettare il Patto di stabilità e di far entrare Francavilla nella ristretta cerchia dei Comuni italiani virtuosi».


Replica così nuovamente l'ex sindaco di Francavilla al Mare, Roberto Angelucci, al coordinatore del Pd Silvio Paolucci che nei giorni scorsi lo aveva contestato.
Secondo l'ex primo cittadino «mai come ora, i cittadini si siano sentiti lontani da chi li amministra, sia per le barriere fisiche che rendono praticamente irraggiungibile il sindaco Di Quinzio (siamo al termine di due mesi solo per la concessione di un appuntamento), sia perché sono disorientati da scelte incomprensibili e da alleanze innaturali».
Una immagine su tutte, secondo Angelucci, basta per «far capire di che pasta è fatto l'attuale sindaco»: «il suo ridere soddisfatto, ripreso da fotografi e cineoperatori, mentre viene sequestrata la spiaggia di Francavilla,  dimostra la sua totale insensibilità verso gli interessi della città nonché la noncuranza per i danni all'immagine e all'economia».
Alla luce dei fatti, secondo Angelucci «le parole del coordinatore del Pd appaiono semplicemente un patetico tentativo di giustificare e difendere l'indifendibile, cioè l'attuale scandalosa aggregazione di chi, anche solo per dignità, avrebbe dovuto rimanere sulle proprie posizioni.
Del resto, se è vero che i bilanci erano tanto dissestati e le scelte tanto sbagliate, come mai l'attuale sindaco ha accolto a braccia aperte nella sua coalizione e nella giunta gran parte dei vecchi amministratori, compreso l'ex assessore alle finanze e bilancio?
Credo che, più onestamente, il coordinatore del Pd dovrebbe convenire che», continua Angelucci, «anche per la sinistra la scelta del candidato sindaco è stata una scelta sbagliata, che ora sta sfuggendo di mano. Vorrei anche ricordare a Paolucci quel pomeriggio del 2007 in cui, insieme ai vertici del Pd, ( Legnini, D'Alfonso, Coletti) venne a propormi di accettare l'incarico di assessore provinciale per la mia competenza, onestà, capacità. Naturalmente rifiutai perché sentivo di dover rimanere accanto a chi mi aveva sostenuto per concludere un progetto politico. Mi rimane il dubbio che il PD consideri, faziosamente, bravi e onesti solo quelli che si schierano dalla sua parte».
Il coordinatore cittadino dell'Idv, Mario Giangiacomo, invece, parla di un «calderone politico degno di un apprendista stregone, dove lo scopo dell'intruglio ci è ancora sconosciuto. Per il Pd», continua Giangiacomo, «aver permesso lo stillicidio della sua presenza in giunta, in pratica è una ammissione di rinuncia al mandato elettorale, cercando ora di giustificare il ruolo del Pd da gregario a favore di chi ha perso le elezioni del 2008. Oggi dai banchi dell'opposizione l'Idv sta a guardare con certosina attenzione quali saranno gli sviluppi futuri».

26/04/10 11.12