Animalisti contro Febbo: «nessun calendario approvato»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ancora polemiche sul calendario venatorio. Animalisti: «l’esultanza dell’assessore Febbo per il provvedimento del Consiglio di Stato è del tutto fuori luogo».



La pensa così Marialucia Santarelli, delegata Abruzzo dell'Associazione “Animalisti Italiani Onlus che ripercorre tutto quello che è avvenuto negli ultimi mesi per «ristabilire un ordine».
«Il calendario venatorio», ricorda l'associazione, «è stato emanato in violazione di numerose indicazioni fornite dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, contrariamente a quanto riferito dall'assessore Febbo, secondo il quale il predetto calendario sarebbe stato invece il frutto di scelte ampiamente condivise tra associazioni ambientaliste e venatorie».
Il Tar Abruzzo, con l'ordinanza n. 158 del 3 settembre 2009 ha poi accolto la prima domanda cautelare avanzata dal Wwf, in quanto le specie quaglia e beccaccia, secondo la prima stesura del calendario, erano sottoposte ad un periodo di caccia superiore ai mesi previsti dagli standard minimi di tutela.
Dopo quella prima pronuncia, il Tar Abruzzo, a seguito del ricorso promosso da Animalisti Italiani Onlus e LAC, ha accolto una nuova istanza cautelare finalizzata ad ottenere la sospensione del calendario venatorio, proprio perché quest'ultimo non aveva spiegato per quale motivo si discostasse rispetto alle predette indicazioni dell'Ispra.
«A partire da quella seconda sospensiva», ricorda ancora Santarelli, «vi è stata una frenetica attività da parte del Servizio Economia ittica e Programmazione venatoria che sosteneva che la sospensione del TAR riguardava solo il prelievo venatorio della starna, mentre bisognava limitare il periodi di prelievo del fagiano, della lepre e della caccia con l'ausilio del cane».
A quel punto l'Associazione Animalisti Italiani Onlus e la LAC hanno proposto un nuovo ricorso contro questa determina, ma prima dell'udienza del 18 novembre, fissata per la discussione della richiesta di sospensiva, il dirigente del Servizio Economia Ittica e Programmazione Venatoria della Regione Abruzzo ha emanato una nuova determina, la DH8 n. 35, con la quale adottava i provvedimenti di competenza della Giunta, per cui l'Associazione Animalisti Italiani e LAC hanno impugnato anche questa insieme alla delibera della Giunta per ciò che atteneva all'uso del piccione come richiamo vivo, e l'udienza per la trattazione della istanza di sospensiva veniva rinviata al 2 dicembre 2009.
«Incredibilmente», ricordano gli Animalisti, «quello stesso giorno veniva emanata la Legge Regionale n. 29, recante “Disposizioni urgenti in materia venatoria”, con cui venivano ridotti i periodi di prelievo venatorio per lepre, fagiano, beccaccia e veniva precluso, dopo il 15 dicembre 2009, l'uso dei cani da seguita».
Il Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi cinque giorni prima della chiusura della caccia ha affermato testualmente che “in sede di sommaria delibazione, non sembra che l'art. 5 della L. 157/92 ponga un divieto di uso come richiami vivi di specie allevate non cacciabili”, sempre senza entrare nel merito della questione.
«Ora, l'assessore Febbo, di fronte ad un calendario venatorio che è stato due volte colpito dalle ordinanze sospensive del TAR, e che ha costretto il Consiglio regionale ad un intervento legislativo, nonostante la materia fosse competenza della Giunta, in modo da impedire ulteriori interventi giurisdizionali, strumentalizza il provvedimento del Consiglio di Stato, che si è potuto occupare solo della domanda cautelare relativo all'uso del piccione come richiamo vivo, per farne discendere la piena legittimità del calendario venatorio.
Si tratta, come appare evidente, di una vera e propria mistificazione della realtà», chiudono gli animalisti.

16/03/2010 8.59