San.Stef.Ar, Acerbo: «fermare la chiusura dei centri»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. L’assessore Venturoni ha ribadito durante l'ultimo consiglio regionale che va garantita la continuità terapeutica dei trattamenti riabilitativi.
Anche per questo i lavoratori devono proseguire l'attività lavorativa presso i centri San.Stef.A.R. sparsi in tutto l'Abruzzo.
Nel mentre la Regione provvede a garantire la retribuzione a questi lavoratori che non possono usufruire della copertura della cassa integrazione (impegno assunto ieri all'unanimità dal Consiglio regionale), il consigliere di Rifondazione Comunista torna a far presente che vi è anche un altro problema da risolvere e che considera «purtroppo sottovalutato» fino a questo momento da chi avrebbe dovuto trovare una soluzione.
«Si dà il caso», spiega Acerbo, «che ieri abbia chiuso i battenti il centro San.Stef.A.R. di Chieti perché il proprietario è rientrato in possesso dell'immobile. Purtroppo tra i tanti creditori della famiglia Angelini pare ci siano anche i proprietari dei locali che ospitano i centri per la riabilitazione.
I lavoratori e i sindacati da mesi lanciano l'allarme, ma evidentemente per la solita sciatteria nessuno in Regione si è attivato per ottenere un rinvio dello sfratto».
Come ha già richiesto nel corso della seduta di ieri della V commissione, Acerbo invita la Giunta regionale ad attivarsi immediatamente per la riapertura del centro San.Stef.A.R. di Chieti.
«Immaginavo che qualcuno dalla Regione Abruzzo contattasse il sindaco di Chieti per concordare le iniziative da intraprendere, invece a contattare Francesco Ricci è stato solo il sottoscritto».
Dopo il consiglio regionale Acerbo si sarebbe aspettato «un qualche segnale di ravvedimento operoso rispetto alla gestione piuttosto raffazzonata di una vicenda assai complessa come quella del Gruppo Villa Pini».
La stessa situazione determinatasi a Chieti, sostiene il consigliere di Rifondazione, potrebbe ripetersi a breve nel resto della Regione, «sicuramente a Pescara secondo quanto riferivano ieri in Consiglio i dipendenti San.Stef.A.R».
Evitare la chiusura dei centri «è possibile», continua Acerbo, «perché vi sono ragioni di interesse pubblico, come la continuità terapeutica dei trattamenti per i pazienti, che giustificano il rinvio degli sfratti. Lancio pubblicamente l'allarme perché non vorrei che si ripetesse quanto già accaduto a Chieti».

11/02/2010 12.32