Assalto al Comune di Chieti: i grandi architetti delle liste al lavoro

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Forse c'è un rapporto tra le dimissioni “last minute” di alcuni assessori della Giunta Ricci e la prossima campagna elettorale a Chieti.
Anche perché queste dimissioni a fine mandato non sembrano tanto una mancata condivisione dell'operato della Giunta quanto un “investimento” in vista di un'eventuale vittoria del centro destra o comunque il tentativo di rifarsi una verginità politica.
Perché sia nel caso Bassam El Zhobi, l'assessore dell'Italia dei valori peraltro molto attivo nella vicenda dei rifiuti con tanto di appalto già pronto, sia nel caso dell'assessore Giampietro le cui dimissioni sono state apprese dal sindaco con «profonda amarezza e disillusione», non è stato facile trovare una dichiarazione o un atto di critica nei confronti delle decisioni collegiali della Giunta.
Potrebbe essere, dunque, vero che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina: dal Comune arrivano notizie sulla decisione dell'Idv di Chieti di tornare ad appoggiare Ricci sia sulle trattative del centrodestra per recuperare Liberato Aceto (ex consigliere regionale Udeur che è referente di Giampietro): al candidato Umberto Di Primio sarebbe stato chiesto un assessore in Giunta, forse lo stesso Giampietro.
Il Comune come una specie di Grand Hotel, con una porta girevole molto ampia e più moderna, per consentire non solo di riuscire e di rientrare, ma di “purificarsi” nel passaggio?

L'ARCHITETTURA DELLE LISTE ELETTORALI: UN PUZZLE INFERNALE

E' uno dei tanti problemi per gli architetti delle liste comunali, che lavorano a pieno ritmo per comporre un puzzle molto difficile: mettere insieme le aspirazioni dei probabili candidati con vari criteri: territoriale, di rappresentanza delle organizzazioni e delle professioni esistenti, di presenza dei gruppi organizzati, di quote rosa o familiari, di equilibri tra le diverse forze politiche.
Il risultato è il proliferare delle liste che non è funzionale al risultato finale: non vale infatti l'equazione “più liste più voti ed elezione sicura”, perché dopo le elezioni si conteranno moltissimi candidati a zero voti o con meno voti di un'assemblea condominiale.
Il numero dei candidati serve invece a creare il consenso che trascina il candidato vincente e che vince non perché ha molti voti dei candidati, ma perché è stato scelto per amministrare la città ed i suoi affari in un modo o nell'altro.
Sono i gruppi del potere economico ad orientare i voti che sono sufficienti per essere eletti, una realtà che spiazza tutti quelli che ancora oggi si illudono che la partecipazione dei cittadini o la buona amministrazione siano il passaporto per governare il Comune.
Al massimo sono invece la scorza superficiale che copre la sostanza delle decisioni economiche che contano.

IL RITARDO DEL PD, MA IL SINDACO RICCI È SERENO

In questo momento pre-elettorale il Pd è in grave ritardo, avendo perso tempo sulla querelle “Ricci sì Ricci no”, come se fosse pensabile non ripresentare un qualunque sindaco o presidente uscente.
La mancata ricandidatura avrebbe come significato la sconfessione di tutti i 5 anni di governo, il che non è a proposito della Giunta uscente di Chieti, travolta da una campagna di delegittimazione che ha massacrato l'immagine del sindaco che è stato incapace (ma nell'ultimo periodo Ricci ha spesso reagito) di uscire dall'angolo in cui è stato messo sul ring del Consiglio comunale.
«Ma io sono sereno e penso che sarò ricandidato – ha spiegato Ricci nei giorni scorsi, dopo la domanda se si sentiva candidato o no – so di aver ben lavorato ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti, compresi i miei amici del Pd. Certo: ci sono state lamentele per le strade chiuse a causa dei lavori. Questo significa che i lavori ci sono stati. Senza dire che tutte le più grandi polemiche dell'opposizione sono state rivolte alle realizzazioni più significative, come quelle urbanistiche o del Villaggio Mediterraneo. Polemiche per non fare, mentre noi abbiamo fatto e non ne hanno azzeccata una».

I NOMI DEL CENTRODESTRA

Il centrodestra ha sicuramente le sue proposte ma al momento è più impegnato nella formazione delle liste che appoggeranno Umberto Di Primio.
Si parla di 6-8 liste, tra quelle ufficiali di partito, come Pdl, Udc, Mpa, Lista Di Paolo e quelle civiche.
«Ma non è vero che ci sono contrasti nel Pdl – ha chiarito il senatore Fabrizio Di Stefano – certe polemiche giornalistiche ci danneggiano inutilmente, sia perché le posizioni all'interno del partito sono fissate da tempo: 70% e 30 % sia perché i rapporti tra me e l'onorevole Toto sono tranquilli e tesi all'unica cosa he ci interessa: vincere a Chieti».
Nulla di più ha voluto aggiungere il senatore, raggiunto telefonicamente al Senato. Ma alcuni criteri ed alcuni nomi tengono banco in città. Intanto è prevista la riconferma di tutti i consiglieri uscenti, con esclusione di altri consiglieri provenienti all'ultimo momento dal centrosinistra: Alessandro Bevilacqua, Mario Colantonio, Emilia De Matteo, Marco D'Ingiullo, Palmerino Di Renzo, Raffaele Di Felice, Paolo Sablone e Venturino Tamburro.
Poi sembra certa la ricandidatura di esponenti già in passato al Comune, come Valerio Visini (già assessore con Cucullo) o il premio ad attivisti che più attivisti non si può, come Emiliano Vitale. In pole position anche Vincenzo La Frazia, revisore dei conti in diversi Enti e molto noto soprattutto a Chieti scalo.
Nelle professioni (secondo i criteri su esposti) pressioni sull'architetto Ricciuti, già presidente dell'Ordine, sul dentista Di Crecchio e su qualche Carabiniere in pensione dell'attivissima associazione di Via Arniense (maresciallo Bonomo?).
Poi c'è da coprire il settore famiglia: corteggiato Rispoli, presidente del Consiglio provinciale ed ex candidato sindaco.
Se accetta bene, se non accetta, c'è sempre qualche familiare, dai fratelli ai nipoti. In rialzo anche le quotazioni per l'assessore provinciale Mancini, la cui figlia Chiara Di Luzio potrebbe aspirare ad un posto in lista.
Così come potrebbero essere candidati un paio di esponenti della Provincia, ritenuti serbatoi di voti importanti: parliamo di Carla Di Biase, giovane presidente di Commissione, o di Silvio Tavoletta, assessore molto presente a fianco del presidente Di Giuseppantonio, che smentisce decisamente disaccordi con l'assessore regionale Mauro Febbo.

Sebastiano Calella 06/02/2010 11.42

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