Suicidio annunciato per il Pd di Francavilla: 5 consiglieri lasciano il partito

Alessandro Biancardi

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Suicidio annunciato per il Pd di Francavilla: 5 consiglieri lasciano il partito
FRANCAVILLA. La Commissione di garanzia del Pd non decide sulla segnalazione di una “sofferenza” in corso tra sindaco e circolo locale. E allora Nicolino Di Quinzio, con 4 consiglieri, saluta e se ne va. (Nella foto: Luigi Borrelli)
A seguirlo in questo strappo sono Manuela Mucci, Enrico Bruno, Paolo Galasso e Fabrizio Paolini. Qualcuno interpreta l'addio come una reazione sanguigna del primo cittadino al comportamento del Pd in consiglio comunale che di fatto spesso è più di critica (immotivata secondo Di Quinzio) che di appoggio.
Altri pensano invece ad un malessere più profondo per la gestione del partito, poco aperto ai contributi dei non allineati.
Infatti non si reagisce in cinque, se i motivi sono solo caratteriali.
Se ne saprà di più nella conferenza stampa prevista per lunedì mattina, ma a dimostrazione delle diverse motivazioni personali dello strappo, sembra già chiaro che l'approdo dei 5 consiglieri non sarà solo la lista del Salvagente.
Come dire: siamo tutti compatti per uscire dal Pd, ma la pensiamo diversamente sull'esito politico della scelta rispetto al Consiglio comunale: il nostro impegno è solo di continuare a rispettare il patto con gli elettori e cioè di rendere trasparente la gestione del Comune.
Che il partito stesse in crisi al suo interno e nei rapporti con l'amministrazione, lo hanno chiaramente dimostrato gli ultimi consigli comunali, soprattutto con la vicenda del Piano casa (ritirato) e del nuovo Regolamento comunale, contestato, ma anche (mozione Galasso) la diversa interpretazione sulla presenza o meno del crocifisso nelle aule, dopo la sentenza della Corte di giustizia europea.
Insomma, fedeli alla prassi consolidata della sinistra di “farsi del male” da sola, quelli che sono i motivi di contrasto ideologici si trasformano in un formidabile assist all'opposizione di destra. Invece di dar corso ad un dibattito interno di approfondimento all'interno del Circolo Pd, ci si arrocca come in un fortino assediato che respinge gli attacchi politici, ma non riesce a fare incursioni esterne in campo nemico.
La situazione che la Commissione di garanzia si è trovata a dirimere è infatti questa: mentre gli iscritti al Circolo sono in maggioranza contro il sindaco, in Consiglio e tra gli elettori i rapporti di forza si ribaltano.
A chi dare ragione? Quando i partiti contavano (e soprattutto avevano un peso le tessere, come nel Pd si continua a fare nonostante le sconfitte elettorali), era naturale che a vincere fosse la sezione locale.
Oggi che il sistema elettorale concede al sindaco di essere primus inter pares ed agli elettori di pesare di più, forse dovrebbe essere scontato che il partito difenda l'amministrazione in carica.
Anche perché, di fatto, il capogruppo Vincenzo Di Lorenzo (indicato come causa dei difficili rapporti partito-giunta) per la sua storia politica non può essere tacciato di essere o di diventare la stampella della destra.
Quindi un Pd non ostaggio dei padroni delle tessere avrebbe dovuto risolvere rapidamente i contrasti che ci sono.
Invece le fibrillazioni e le contestazioni nel gruppo (come per il nuovo Regolamento del Consiglio che è stato visto come un tentativo subdolo di cambiare Di Lorenzo come capogruppo) hanno scavato un solco tra Circolo e Sindaco che Luigi Borrelli, commissario del Pd, non è riuscito a colmare nonostante tutto il suo impegno.
Qualcuno avanza una spiegazione meno nobile: dietro le contestazioni al sindaco, ci potrebbe essere la scarsa propensione di quest'ultimo a gratificare i suoi amici di partito con qualche incarico.
Così è sempre avvenuto in passato, soprattutto a Francavilla, dove i partiti al potere hanno occupato tutte le poltrone disponibili.
Ora che questo collante è venuto meno, è sicuramente più facile litigare. Un'occasione persa per il Pd?
La destra ringrazia: proprio quando la Giunta Di Quinzio stava raccogliendo consensi per la riorganizzazione della macchina comunale e per il risanamento dei conti, quando anche all'interno dell'opposizione stava cambiando il tono delle critiche, sono entrate in campo le forze trasversali che comandano da sempre: Di Quinzio e la sua squadra vanno prima isolati e poi cacciati prima che concludano il loro programma.
Come si permettono di pensare che le cose al Comune possano cambiare?
Sebastiano Calella 28/11/2009 9.01


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