Spoltore Libera: «Ranghelli resta, si dimetta Mascitelli»

Alessandro Biancardi

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SPOLTORE. «Il senatore Mascitelli non si è mai candidato a Spoltore. Il suo invito di far espellere Ranghelli dal Pd lo rispediamo al mittente».


Lo sport bipartisan preferito di Spoltore sta diventando quello di richiedere le dimissioni. Prima quelle del sindaco, poi quelle del presidente del consiglio comunale. Oggi addirittura di un esponente che nemmeno ricopre incarichi in città.
Ma nessuno si muove dalla propria poltrona.
A prendere le difese del primo cittadino, Franco Ranghelli, oggi è Francesco Tartaglione, responsabile di 'Spoltore Libera', «forza indipendente», assicura il diretto interessato, che fa parte dell'amministrazione alla guida della città.
Tartaglione passa al contrattacco e se la prende proprio con Mascitelli che nei giorni scorsi aveva chiesto l'espulsione dal Pd del primo cittadino altrimenti non ci saranno possibilità di formare una coalizione di centrosinistra alle prossime amministrative.
«Si dimettesse il senatore», ha sbottato Tartaglione, «.. certo è normale che un partito giustizialista come il suo parli in questa maniera».
E così l'esponente di 'Spoltore Libera' lancia frecciate a tutto il partito dell'Italia dei Valori: «loro sono quelli che per bocca del loro padrone  Antonio Di Pietro, hanno detto che il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi farà la fine di Sadda Hussein, e questi dovrebbero dare consigli o interpretare il pensiero dei cittadini o farci la ramanzina. Noi lo possiamo fare poiché siamo dei galantuomini e non usiamo il linguaggio dei carnefici».
Ma Tartaglione ne ha anche per Di Lorito, presidente del consiglio tornato in carica dopo la sentenza del Tar, almeno fino a marzo quando ci sarà la sentenza definitiva.
«Di Lorito, dice che farà tesoro dell'esperienza come Consigliere Provinciale, ma di quale esperienza parla se è li da solo 4 mesi? Adesso si dimetta e torni a fare il consigliere e non si faccia imboccare dai suoi amici se veramente ha ancora dignità, onore, e senso della giustizia».
Tartaglione rincara la dose: «Di Lorito si deve ricordare che è stato dimesso da 12 consiglieri comunali (la maggioranza del consiglio) che non lo vogliono per la sua parzialità ed intolleranza alla democrazia ed il non rispetto delle regole».

25/11/09 11.17