Rialzati Abruzzo punta i piedi e sciopera

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Vento forte, mare agitato e gelo anche nelle stanze della politica. Dopo alcuni comunicati stampa di avvertimento Rialzati Abruzzo arriva al gesto estremo dello sciopero.


Così i consiglieri provinciali e comunali di Rialzati Abruzzo non parteciperanno ai lavori delle rispettive assemblee convocate per domani mattina (il presidente Giorgio De Luca rimarrà al suo posto «per rispetto istituzionale»).
La decisione è stata presa «in piena autonomia dai gruppi consiliari dopo aver ascoltato una relazione del coordinatore politico Vittorio Mingione».
«Non abbiamo fatto e non facciamo richieste alcuna di poltrone, per quelle ci hanno pensato i pescaresi con il voto. La realtà è che il presidente Testa», ammoniscono gli scioperanti, «da una parte ed il sindaco Mascia dall'altra non hanno per intero sulle loro spalle la responsabilità dell'ascolto dei consiglieri prima e delle forze di maggioranza poi. Hanno la mente rivolta altrove, condizionata più dalle problematiche esterne che dalla ricerca di soluzione per i problemi quotidiani dei cittadini. Occorre allora trovare il tempo per sedersi attorno ad un tavolo e capire se è possibile ottenere una inversione di tendenza».
«Abbiamo il dovere di farlo», chiariscono i consiglieri, «dopo questi mesi passati e che consideriamo di rodaggio, un rodaggio nel corso del quale solo pochi componenti di giunta si sono fatti apprezzare per il loro impegno. Non basta ed allora non si può e non si deve perdere ulteriore tempo. Chi pensa che sotto sotto ci sia una guerra di poltrone all'interno della maggioranza sbaglia di grosso. Le rappresentanze in seno agli organismi amministrativi, lo ripeto, le hanno assegnate i cittadini con il loro voto; un voto ed un consenso che crescono con il passare degli anni. Abbiamo un numero di rappresentanze che rispettano le percentuali avute dal voto popolare e non abbiamo null'altro da chiedere. Chiediamo invece a tutti la disponibilità ad affrontare i problemi quotidiani dei cittadini, dobbiamo sentirci impegnati ad ascoltarli ed a fornire loro risposte. Questo oggi non accade. E' questo che registriamo, è questo che non ci piace, è per questo e solo per questo che abbiamo il dovere di alzare la voce».
Qualche giorno fa sempre da Rialzati Abruzzo lanciavano altri dardi.
Qualche giorno prima il presidente Testa aveva completato il quadro delle nomine dirigenziali «in pieno accordo con la maggioranza che la sostiene», aveva dichiarato.
Falso, tuonò Rialzati Abruzzo.
«Non è la prima volta che Testa tenta di fare lo sgambetto alla ‘maggioranza che lo sostiene'», si leggeva nella nota del 9 ottobre scorso, «basta ricordare la nomina della Giunta varata di sera e cambiata il mattino successivo proprio perché non aveva tenuto conto della ‘maggioranza che lo sostiene'. Non aveva tenuto conto allora della sua maggioranza e non ne ha tenuto conto neppure in occasione delle nomine. Testa appare sempre più non come il presidente della Provincia –che deve sentire sulle sue spalle il peso dei consiglieri e della maggioranza che lo ha fatto eleggere- ma semplicemente come il presidente degli amici, i suoi. Se questa è la strada che intende continuare a percorrere noi dichiariamo sin d'ora la nostra totale indisponibilità a seguirlo».

15/10/2009 14.32