Nomine sanità, l'uomo forte è Di Stefano (AN), mugugni tra i forzisti

Alessandro Biancardi

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Nomine sanità, l'uomo forte è Di Stefano (AN), mugugni tra i forzisti
ABRUZZO. Il puzzle della sanità abruzzese, finalmente ricomposto, è chiaro: i nomi dei commissari e dei vice commissari indicati dal Pdl disegnano chi comanda e dove.
Il coordinatore senatore Filippo Piccone (ex Fi) segue l'Aquila, il suo vice senatore Fabrizio Di Stefano (ex An) decide su Chieti, con un occhio a Pescara, senza dimenticare il resto della Regione.
Piccone si ferma ai box e Di Stefano si lancia verso la pole position in Abruzzo, dopo le prove generali del “pensatoio” Cantiere Abruzzo?
Questa divisione delle zone di influenza, se vista in filigrana, potrebbe però rappresentare non solo il presente, ma il futuro del Pdl abruzzese: sempre più evidente la leadership della componente ex AN, sempre più marginali i forzisti.
Pochi l'hanno notato, ma i vertici appena nominati hanno fatto quasi tutti un passaggio nel “pensatoio” di Di Stefano, nato per fare cultura e diventato ben presto incubatoio privilegiato di futuri manager.
Dal professor Ferdinando Romano, nuovo capo dell'Agenzia sanitaria regionale, al Commissario della Asl Chieti-Lanciano-Vasto, Tommaso Staniscia e ai sub commissari, Giancarlo Barrella (Lanciano-Vasto) e Raffaele Di Nardo (Chieti), tutti hanno incrociato il senatore Fabrizio Di Stefano, oggi sempre più accreditato come l'uomo forte del Pdl.
C'è però da dire che queste scelte sono state molto apprezzate tra gli elettori del centrodestra perché sono comunque riferite a personaggi di primo piano.
Il senatore di An ha, infatti, saputo pescare bene nel mondo dell'università e delle Asl: due docenti noti ed affermati (Romano professore ordinario, adesso alla Sapienza di Roma e Staniscia associato a Chieti) e due esponenti amministrativi di grossa esperienza: Barrella, democristiano antico, già sindaco di Casoli, poi avvicinatosi ad An e fino ad oggi a Lanciano funzionario Asl un pò emarginato dalla gestione Caporossi, e Di Nardo, anche lui prima Dc, poi nel 2000 consigliere regionale del Ccd, attivo nella commissione per il monitoraggio della sanità e poi transitato anche lui in An.
Ma la vera storia di queste nomine è anche l'abilità con cui il senatore Di Stefano ha saputo giocare su più tavoli, dall'università (sia di Chieti che della Roma in cui è sindaco Alemanno) al suo partito di origine.
Perché è vero che Di Stefano è anche docente a contratto alla d'Annunzio per la materia “Legislazione sanitaria” nella scuola di specializzazione di Igiene, la stessa scuola nella quale ha insegnato Romano ed insegna ancora oggi Staniscia, ma il nome del vertice dell'Agenzia sanitaria non è uscito per questo e tanto meno per caso.
Se indiscusse sono le qualità accademiche di entrambi, con il professor Romano che ha trascinato come Commissario un suo uomo di fiducia (appunto Staniscia che nel 2002 sostituì lo stesso Romano all'Inran, istituto nazionale per la ricerca per la nutrizione), il tutto è avvenuto con la benedizione della d'Annunzio: l'Università vive meglio i periodi di pace e non di guerra tra i politici e mira soprattutto a realizzare l'azienda autonoma ospedaliera che per il momento è stata sospesa, ma non cassata. Più complessa la storia delle nomine di Barrella e Di Nardo, con le quali Di Stefano ha realizzato l'enplein, ma anche messo a rischio la solidità del suo partito.
A quei posti mirava infatti qualche personaggio legato a Forza Italia, ma non c'è stato spazio per la componente azzurra, rimasta a bocca asciutta.
Eppure qualche mugugno Forza Italia l'aveva già fatto sentire dopo le elezioni provinciali di Chieti.
In quell'occasione in effetti ci fu una specie di “conta” nel senso che An votò più per i suoi candidati che per quelli del Pdl.
Esempio: a Francavilla Cappelletti del Pdl non fu votato, così come ad Ortona Remo Di Martino, che non doveva essere eletto (qualcuno dice che non doveva nemmeno essere candidato) e che invece ora fa anche l'assessore con Di Giuseppantonio.
Come dire che non tutte le ciambelle riescono con il buco.
E lo strapotere di Di Stefano potrebbe politicamente avere conseguenze paradossali: più si rinforza An a spese della componente Fi, più c'è il pericolo che questi elettori moderati aderiscano all'appello del Ccd.
C'è infatti un'altra nomina che dimostra l'abilità ed il potere del senatore Di Stefano: in questi giorni, forse proprio oggi, verrà reso noto il nome del presidente del Consorzio dei rifiuti di Lanciano.
Da quello che se ne sa, Fratino, il sindaco di Ortona, si è allineato con Di Stefano (il ministro Matteoli, in visita al Cantiere avrà promesso fondi per il porto....), il sindaco di Lanciano pure: Paolini aveva fatto ferro e fuoco per cacciare alcuni consiglieri di An, poi il contrasto era stato ricomposto con la promessa di incarichi a chi faceva la fronda.
Ora la curiosità di conoscere il nome del nuovo presidente è tanta, perché è possibile che quel consigliere cacciato dalla porta rientri dalla finestra dei rifiuti. Cioè un altro tassello pro-Di Stefano, ma anche un altro colpo alla solidità del Pdl.
Casini rigrazia?

Sebastiano Calella 01/10/2009 9.10