Sanità, il Pd dice no al Piano della Asl di Pescara. «Regalo ai privati»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Castricone: «Un regalo da 1.200 pazienti alle cliniche private, uno scempio». * IDV:«UN VERGOGNOSO BALLETTO DI RESPONSABILITÀ»

Il Partito Democratico dice no al Piano industriale della Asl di Pescara, che «destruttura la sanità pubblica a tutto vantaggio di quella privata».
«Il ridimensionamento degli ospedali di Popoli e Penne e la chiusura dell'ospedale di San Valentino sembrano avere un chiaro scopo: quello di svuotare ed impoverire il territorio della provincia di Pescara e far finta di migliorare la condizioni dell'Ospedale di Pescara» denuncia il segretario provinciale del PD Antonio Castricone, «e questa pseudo riorganizzazione è basata su un clamoroso bluff fatto di economie inesistenti che mai si realizzeranno e da un regalo che grida allo scandalo per la Sanità privata».
Nel biennio 2009/10, rileva Castricone, «non si realizzeranno mai quei risparmi indicati nel Piano in quanto calcolati anche sul costo del personale. Ad esempio il risparmio di 1.500.000,00 euro “ottenuto” con la chiusura di San Valentino è evidentemente falso in quanto questa somma comprende anche il costo del personale che ovviamente e per fortuna continuerà a lavorare per la ASL, rimanendo quindi a carico del budget aziendale. Cosa, questa, che è stata ripetuta anche su altre voci di presunto risparmio previsto sul budget dei tre presidi. Ma cosa ancora più grave» dice il segretario del PD «è voler trasferire, o meglio regalare, alle Strutture private 1200 pazienti, pensando di ricavarne un risparmio per più di 1 milione di euro. Tutto ciò questo piano industriale riesce a realizzarlo perché furbamente non calcola i costi da DRG. Al contrario c'è il serio rischio che anziché produrre un risparmio ci sarà un vorticoso aumento della spesa. Sappiamo tutti di certi costumi ai quali è abituata certa sanità privata: esami diagnostici non necessari, ricoveri impropri o ripetuti che andrebbero a sgonfiare le casse della ASL, etc. Mi pare che ciò sia storia recente e cronaca anche di questi giorni».
Tutto ciò mentre, denuncia ancora Castricone, «si vogliono depotenziare i Presidi Ospedalieri, impoverendo il territorio e creando grandissimi disagi ai cittadini dell'entroterra pescarese, costringendoli a lunghi viaggi e a file ancora più lunghe o liste d'attesa interminabili. Le dichiarazioni del manager della ASL non rasserenano nessuno, né gli operatori, né i cittadini, né quelle istituzioni che leggono con obiettività questo piano industriale. Come si può dire che un ospedale al quale vengono chiusi reparti, ridotti servizi, tagliati investimenti sull'ammodernamento tecnologico e strutturale viene potenziato?»
Presidio per presidio, al PD non piace il Piano. «A Popoli», sottolinea il segretario Castricone, «non solo vengono tolti 70 posti letto, vengono chiusi reparti come pediatria, ematologia, ostetricia-ginecologia, nefrologia. Svilita la presenza dell'area chirurgica con un dimezzamento dei posti letto e abbassamento del livello dell'intensità di cura, il tutto condito da qualche termine inglese nel vano tentativo di confondere le idee. A Penne viene cancellato ogni investimento di carattere tecnologico e strutturale. La riduzione ad ambulatori dei reparti di otorino e oculistica e la cancellazione del servizio di psichiatria. Senza dimenticare la volontà di vendere la struttura del Carmine dove dovrebbe aprire una RSA. San Valentino chiuso e venduto lo stabile. Pescara riduzione di posti letto e nessun nuovo investimento utile a sostenere la diagnostica, nessun investimento per sostenere i reparti di eccellenza, nessuno spirito innovativo che proietta verso la nuova medicina, come l' implementazione delle cure a domicilio. Nulla che possa trattenere i giovani di talento presso le nostre strutture».
«Mi pare» dice Castricone «che rappresenti questo spirito la declassificazione del reparto di neurologia, che invece va assolutamente mantenuto o eventualmente trasferito a San Valentino per fare di questo Ospedale un centro di alta specializzazione. Quello presentato dal Commissario Redigolo e dai vertici della Asl è un piano miope e senza alcuna prospettiva in grado di mettere in campo una medicina moderna al servizio della provincia di Pescara e dell'Abruzzo. E' un piano che come al solito non mette in campo una reale e fattiva collaborazione con la ASL di Chieti, nonostante queste due aziende siano così vicine e legate da stessi interessi. Questo piano è da bocciare su tutta la linea».
Il Partito Democratico chiede dunque che venga subito aperto «un tavolo di concertazione sul Piano Industriale con il coinvolgimento dei sindacati, delle istituzioni e degli operatori. La nostra non vuole essere una sterile battaglia sui posti letto, ma certo non possiamo accettare uno svilimento della presenza sanitaria sul territorio con le conseguenti difficoltà per i cittadini-utenti, così come non è condivisibile un piano che per l'Ospedale di Pescara non prevede nulla. Denunceremo in tutte le sedi l'ennesimo scempio che si intende perpetrare a favore della sanità privata a discapito della sanità pubblica».
12/09/2009 9.34
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MASCITELLI (IDV): «UN VERGOGNOSO BALLETTO DI RESPONSABILITÀ»


ABRUZZO. «Se sarà necessario, noi dell'IdV, siamo pronti a iniziative clamorose, ma l'atto aziendale della ASL di Chieti, richiesto ed approvato dal commissario Redigolo, è improponibile e irricevibile».
Lo ha dichiarato il coordinatore regionale dell'IdV sen. Alfonso Mascitelli al termine di un incontro con i rappresentanti istituzionali del suo partito. Il senatore ha spiegato che «non si tratta di difendere campanilismi anacronistici o salvaguardare per tornaconti elettorali questo o quell'ospedale», ma non si può «restare in silenzio di fronte a una violazione, nel metodo e nel merito, di leggi e competenze che vanno a incidere pesantemente sul diritto alla salute dei nostri cittadini».
Secondo Mascitelli, infatti, nà il commissario ad acta nè il direttore generale hanno poteri per sostituirsi a quanto prescritto nel Piano Sanitario Regionale.
La chiusura del pronto soccorso di Guardiagrele e il trasferimento ad Ortona del reparto di medicina, così come la chiusura di pediatria e del punto nascita ad Ortona e il trasferimento del personale nell'Ospedale di Chieti, rappresentano per l'esponente dell'Italia dei Lavori, alcuni «esempi eclatanti di uno stravolgimento di una legge regionale che non ha alibi nell'applicazione del Piano di rientro del debito, in quanto quest'ultimo recepiva già il riordino della rete ospedaliera, ed è quello invece che sta avvenendo anche nei dispositivi degli altri atti aziendali».
«Se si vogliono chiudere ospedali o condannarli a una lenta eutanasia», ha proseguito Mascitelli, «il governo regionale ha il dovere di dirlo chiaramente, ma non può continuare con questo balletto di responsabilità con cui scaricano le decisioni impopolari sul commissario e poi fanno finta di cadere dalle nuvole e dichiarano l'esatto contrario di quanto fatto».
12/09/2009 13.29