Atessa, tre consiglieri del Pd lasciano per protesta il partito

Alessandro Biancardi

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ATESSA. I tre consiglieri comunali della Lista di centrosinistra di Atessa lasciano il gruppo che è all'opposizione e si costituiscono in forza indipendente, sempre all'interno dell'opposizione.


La decisione, sofferta ma da tempo nell'aria, riguarda Vincenzo Menna, Giuseppe Masilli e Francesco De Laurentiis (tre consiglieri su 7) che ieri mattina hanno depositato al protocollo del Comune la lettera con cui annunciano questa nuova costituzione di gruppo politico indipendente.
Il Pd perde i pezzi?
E' il risultato della crisi generale di questo partito?
Niente di tutto questo.
Secondo i conoscitori della vita politica cittadina, l'abbandono dei tre (alcuni dei quali hanno ricoperto anche cariche importanti nella passata amministrazione Cellucci) dipende esclusivamente dai metodi di gestione del gruppo consiliare e del Partito democratico in generale, dove chi è più vivace e propositivo o si ribella ai vecchi metodi, deve fare i conti con la nomenklatura ed accettare antichi riti e vecchi capi.
Quando questo sistema arcaico di potere non viene accettato scatta l'emarginazione e magari l'espulsione.
O, come in questo caso, l'auto-allontanamento e l'autosospensione. Come è già avvenuto in passato, quando – ad esempio – l'attuale vicesindaco Natale è stato “costretto” ad uscire dalla sinistra per approdare all'Italia dei valori, visti i metodi in uso ancora oggi nella frange nostalgiche dei DS ex Pci togliattiani.
La vicenda non sembra destinata a cambiare la vita interna del Comune, dove la maggioranza di centrodestra del sindaco Cicchitti appare solida e rinforzata da questa debolezza e dall'immobilismo del Pd più che dalla defezione di tre consiglieri.
E' però una spia importante del malessere interno al Partito democratico che invece di acquisire consensi e consiglieri li perde per strada per non praticare un metodo che prima funzionava: i partiti un tempo facevano di tutto per acquisire consensi, oggi sembra più di moda far scappare iscritti e dirigenti in nome di un'ortodossia che non esiste più, ma che blocca il rinnovamento interno ed il ricambio dei vertici. Risultato? Il sindaco in carica e tutto il centrodestra ringraziano: finché nel Pd comandano i soliti noti, è una forma di assicurazione sulla durata politica della maggioranza.

S. C. 07/07/2009 9.45